anziani

L’Italia continuerà a invecchiare e, secondo l’Istat, proprio questa rappresenta «la prospettiva più certa» per la popolazione residente nei prossimi decenni. È quanto emerge dal report sulle previsioni della popolazione, delle famiglie e delle forze di lavoro, che fotografa un cambiamento profondo nella struttura demografica del Paese.

Nel breve periodo, tra il 2025 e il 2030, l’età media degli italiani passerà da 46,9 a 48 anni. Contemporaneamente crescerà il peso della popolazione con almeno 65 anni, destinata a salire dal 24,7% al 27,2% del totale.

A diminuire saranno invece sia le persone in età lavorativa sia i più giovani. La fascia compresa tra 15 e 64 anni passerà dal 63,4% al 62,1%, mentre i ragazzi fino a 14 anni scenderanno dall’11,9% al 10,7%.

Nel 2050 gli over 65 saranno il 34,5%

La trasformazione diventerà ancora più evidente guardando alla metà del secolo. Nel 2050, secondo le ipotesi dell’Istat, l’età media della popolazione italiana supererà i 51 anni e gli ultrasessantacinquenni arriveranno a rappresentare il 34,5% dei residenti.

Nello stesso periodo la popolazione tra i 15 e i 64 anni scenderà al 55,3%, riducendo sensibilmente la quota di persone potenzialmente inserite nel mercato del lavoro.

Nel lungo periodo, tra il 2050 e il 2080, l’invecchiamento continuerà, anche se con un ritmo più contenuto. L’età media dovrebbe raggiungere i 52,1 anni, mentre gli over 65 si stabilizzeranno intorno al 36,8% della popolazione.

La fascia in età lavorativa continuerà a ridursi fino al 53,2%, mentre i giovani sotto i 15 anni resteranno vicini al 10% del totale.

Crescono le persone che vivono sole

Il cambiamento demografico avrà conseguenze anche sulla composizione delle famiglie.

Tra il 2025 e il 2050 il numero delle persone che vivono sole potrebbe aumentare del 16%, passando dagli attuali 10 milioni a circa 11,6 milioni. La loro incidenza sul totale delle famiglie salirebbe così dal 37,5% al 42%.

Una crescita che riguarderà soprattutto le fasce di popolazione più anziane.

Nel 2025, infatti, tra i 10 milioni di persone sole, 4,6 milioni hanno almeno 65 anni, pari al 46,3%. Entro il 2050 potrebbero diventare 6,6 milioni su un totale di 11,6 milioni, raggiungendo il 57%.

Quasi cinque milioni di over 75 vivranno soli

Ancora più significativo il dato relativo agli ultrasettantacinquenni. Nel 2050 le persone con almeno 75 anni che vivranno sole potrebbero raggiungere quota 4,7 milioni, con un incremento di 1,7 milioni rispetto al 2025. Di queste, circa 3,4 milioni saranno donne.

La loro incidenza sul complesso delle persone sole passerà dal 29,5% al 40,3%.

Un dato che pone interrogativi destinati ad andare oltre la semplice dimensione demografica, coinvolgendo assistenza sanitaria, servizi sociali, welfare territoriale e capacità delle comunità di sostenere una popolazione sempre più anziana e spesso priva di una rete familiare convivente.

Una trasformazione che cambierà il Paese

Le proiezioni dell’Istat delineano dunque un’Italia nella quale il rapporto tra generazioni sarà profondamente diverso rispetto a quello attuale.

Meno giovani, una componente crescente di anziani e una riduzione significativa della popolazione in età lavorativa cambieranno progressivamente il mercato del lavoro, il sistema previdenziale, la domanda di assistenza e la stessa organizzazione delle famiglie.

Il fenomeno delle persone sole, soprattutto in età avanzata, rappresenta uno degli aspetti più delicati di questo scenario: non soltanto perché aumenteranno gli anziani, ma perché una quota sempre maggiore di loro potrebbe affrontare la vecchiaia senza conviventi e con bisogni assistenziali più complessi.