Aumentare il numero degli oncologi nella sanità pubblica, per fare fronte alla crescita dei casi di tumore, ma anche alla maggiore domanda di assistenza legata alla sopravvivenza sempre maggiore dei pazienti oncologici grazie alla ricerca e alle nuove terapie.




E' questa la priorità indicata dal presidente eletto degli oncologi italiani Franco Perrone, che dal XXV congresso nazionale dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) lancia un appello a rafforzare il sistema della sanità pubblica, da considerare "un grande investimento e non una spesa".

 

"Le specializzazioni in oncologia - spiega Perrone all'ANSA - sono quasi in tutte le sedi sature per i posti disponibili e mediamente i posti che ci sono nelle scuole di specializzazione vengono occupati; ci sono branche della medicina che sono più in difficoltà dell'oncologia, come la medicina d'urgenza, ma il punto - avverte - è che gli oncologi sono pochi rispetto al carico di lavoro che è prevedibile, da un lato per gli effetti del boom demografico di anni fa che adesso ci porta ad un incremento della popolazione anziana, e dall'altro per il miglioramento dell'efficacia delle terapie oncologiche.

 

Quando riusciamo a prolungare in maniera significativa la sopravvivenza dei pazienti, e ci riusciamo in moltissimi casi, significa che il carico di lavoro per questi specialisti aumenta notevolmente e tutte le strutture oncologiche italiane sono in deficit rispetto a quello che sarebbe il numero necessario di specialisti per una efficienza piena del sistema".

 

La soluzione, secondo Perrone, sta innanzitutto nel capire che "mettere denaro nel servizio sanitario pubblico, che consenta di aumentare il personale, significa in realtà mettere in moto un'economia di scala che alla fine non porta ad una spesa aggiuntiva ma significa recuperare sotto altri fronti e anche in termini di convenienza economica".

 

Nel Ssn, cioè, afferma, "si investe, non si spende". Inoltre, "bisogna ovviamente aumentare il numero dei posti nelle facoltà di Medicina e nella specializzazioni.

 

Questo è un punto nevralgico su cui intervenire ma che in realtà paga a distanza di anni. Nelle more - sottolinea - esistono anche in oncologia sacche di precariato che vanno sanate e che possono dare un pò di ossigeno rispetto alla disponibilità di personale, oltre a rendere disponibili i fondi per fare le procedure di concorso".

 

Il punto vero, rileva il presidente eletto Aiom, è che "bisogna incentivare i medici e gli oncologi a lavorare nel servizio pubblico, che è una grande ricchezza di questo Paese".
 

Quanto alle polemiche sul taglio delle pensioni dei medici previsto in Manovra, "presumo che si sia trattato di un corto circuito informativo e che non si abbia in realtà intenzione di danneggiare da un punto di vista economico i medici che restano nel servizio pubblico.

 

Se così non fosse - afferma - sarebbe invece un duro colpo all'efficienza del sistema sanitario, ma sono fiducioso che non accadrà".
 

Rispetto poi agli obiettivi del mandato che sta per cominciare e che lo vedrà alla guida degli oncologi italiani, Perrone indica tra le priorità anche il rafforzamento dei rapporti con le istituzioni, a partire dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), perchè "la questione dei tempi di accesso alle nuove terapie oncologiche è cruciale".

 

Una più stretta collaborazione con l'Aifa, "di cui ci sono già le premesse - spiega - è fondamentale anche in vista del fatto che da qui a un anno cambierà il sistema di valutazione per la rimborsabilità dei farmaci in oncologia sulla base del nuovo regolamento europeo sull'Health Technology Assessment: l'obiettivo è far corrispondere il costo dei nuovi farmaci al loro reale valore terapeutico.

 

Il fondo per i farmaci innovativi è stato rinnovato ma nel giro di pochi mesi - rileva - dovremo affrontare la questione di come strutturare anche il fondo all'interno del nuovo sistema disegnato dal regolamento europeo".

 

Ma l'obiettivo primo, conclude, resta uno: "Non abbiamo ancora sconfitto il cancro e dobbiamo continuare a lavorare, senza tregua, per ottenere un numero sempre maggiore di guarigioni e di condizioni di malattia cronica".

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