L'ex sindaco di Stefanaconi assolto in appello: “Il fatto non sussiste”
La Corte d’Appello di Catanzaro cancella anche l’unica condanna pronunciata in primo grado. Si riapre il dibattito politico sullo scioglimento del Comune
La Corte d’Appello di Catanzaro ha assolto Salvatore Solano, ex sindaco di Stefanaconi, con la formula “perché il fatto non sussiste”, confermando il nucleo dell’assoluzione già pronunciata in primo grado e cancellando anche l’unica condanna che gli era stata inflitta.
Secondo quanto riportato nella ricostruzione diffusa dopo il deposito delle motivazioni, i giudici avrebbero escluso l’esistenza di un patto corruttivo, di un asservimento della funzione pubblica a interessi privati e di condizionamenti illeciti dell’attività amministrativa.
La Corte avrebbe inoltre escluso la presenza di intimidazioni nelle conversazioni elettorali e riferimenti, anche indiretti, alla criminalità organizzata. In uno dei passaggi delle motivazioni, la precedente valutazione che aveva portato alla condanna in primo grado viene definita “del tutto apodittica e svincolata dal chiaro tenore delle conversazioni”.
Il nodo dello scioglimento del Comune
La conclusione del procedimento penale riporta ora al centro dell’attenzione anche la vicenda istituzionale che ha interessato il Comune di Stefanaconi.
Le contestazioni rivolte a Solano per fatti legati alla sua attività istituzionale erano infatti entrate nel più ampio quadro che aveva accompagnato lo scioglimento dell’amministrazione comunale.
Da qui nasce una riflessione politica sul peso che quelle accuse avrebbero avuto nella decisione di interrompere anticipatamente l’esperienza amministrativa eletta dai cittadini.
Secondo quanto sostenuto nella nota diffusa sulla vicenda, anche la Commissione di accesso non avrebbe individuato elementi sufficienti a dimostrare un condizionamento mafioso dell’ente o una compromissione dell’attività amministrativa riconducibile alla criminalità organizzata.
“Serve una rilettura politica della vicenda”
Alla luce dell’assoluzione, viene quindi chiesto che l’intera vicenda venga riletta anche sul piano politico e istituzionale.
Il punto sollevato riguarda non soltanto la posizione personale dell’ex sindaco, ma le conseguenze che quella stagione giudiziaria e amministrativa ha avuto sulla comunità di Stefanaconi e sull’immagine del paese.
“Non chiediamo privilegi, non chiediamo vendette e non chiediamo che la politica si sostituisca alla magistratura”, è il senso dell’intervento diffuso dopo la sentenza. La richiesta è invece quella di aprire una riflessione sulle conseguenze prodotte negli anni da accuse e sospetti che, alla luce della decisione della Corte d’Appello, vengono oggi rimessi in discussione.
L’assoluzione con la formula “il fatto non sussiste” diventa così il punto di partenza per chiedere una nuova valutazione politica di quanto accaduto e del percorso istituzionale che ha interessato Stefanaconi.