Nicolino Grande Aracri, noto boss della 'ndrangheta, e Salvatore Abbruzzo, esponente della cosca "Catarisano" di Borgia, sono stati accusati di aver orchestrato il duplice omicidio di Giuseppe Bruno e della moglie Caterina Raimondi, uccisi il 18 febbraio 2013 a Squillace, in provincia di Catanzaro. I due uomini, che si trovano già in carcere con il regime di 41bis, hanno ricevuto un'ordinanza di custodia cautelare. L'ordine è stato emesso dal gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro, che ha seguito da vicino le indagini sull'omicidio.

L’omicidio di Bruno e Raimondi: modalità mafiose e indagini approfondite

L'omicidio della coppia, avvenuto nei pressi della loro abitazione in una zona rurale, è stato compiuto con modalità mafiose. Un sicario ha sparato con un kalashnikov, uccidendo i due con colpi al torace e ad altre parti vitali del corpo. Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Catanzaro, hanno ricostruito i movimenti dei coinvolti prima e dopo l’assassinio, utilizzando atti giudiziari provenienti da diversi fascicoli processuali e riscontrando dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia.

Le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e l’evoluzione del caso

Un ruolo determinante nell’indagine è stato svolto dal collaboratore di giustizia Sandro Ielapi, che ha confessato la sua partecipazione al duplice omicidio e ha fornito elementi cruciali per la risoluzione del caso. Le sue dichiarazioni hanno contribuito a confermare la responsabilità dei due boss arrestati, che ora sono sotto processo. Nel frattempo, un altro degli esecutori materiali dell’omicidio è già sotto processo presso la Corte di Assise di Catanzaro, mentre la DDA prosegue le indagini per far luce su tutti i dettagli di questo crimine legato alla criminalità organizzata.