Sanità in Calabria, frenata sull'uscita dal commissariamento: i rilievi della Corte dei Conti
La magistratura contabile sospende l'atto del governo e chiede chiarimenti procedurali e finanziari: l'iter per il ritorno alla gestione ordinaria subisce uno stop di trenta giorni Il blocco del provvedimento governativo
La decisione del governo di avviare il percorso di uscita della sanità calabrese dal lungo periodo di commissariamento ha incontrato un ostacolo significativo. La Corte dei Conti ha infatti espresso forti riserve, chiedendo approfondimenti e chiarimenti dettagliati sull’atto approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 22 aprile. La vicenda tocca da vicino il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che negli ultimi anni ha cumulato la guida della giunta regionale con il ruolo di commissario per il Piano di rientro sanitario. L’ufficio di controllo sugli atti della Presidenza del Consiglio ha evidenziato criticità sia sotto il profilo delle motivazioni che su quello procedurale, sospendendo l’iter del controllo preventivo in attesa delle necessarie controdeduzioni da parte dell’esecutivo.
I nodi del risanamento finanziario e organizzativo
I magistrati contabili riconoscono i progressi che la Calabria ha registrato nel percorso di risanamento finanziario e organizzativo del proprio sistema sanitario, ma osservano che il Piano di rientro non è ancora completamente attuato. A complicare il quadro si aggiunge la mancata approvazione di un nuovo Piano, un elemento che in base alla normativa vigente rappresenta una condizione imprescindibile per decretare la fine della gestione commissariale. Il fulcro dei rilievi si concentra sulla carenza di una motivazione sufficientemente dettagliata. La documentazione inviata a Roma fa riferimento ai miglioramenti ottenuti sul fronte della spesa, dell’organizzazione amministrativa e dell’efficienza generale, ma non dimostra in modo inequivocabile che tali risultati garantiscano alla Regione la piena capacità di completare il risanamento in totale autonomia.
Le criticità segnalate dai tavoli di monitoraggio
I dubbi della Corte dei Conti poggiano anche sulle criticità ancora aperte e regolarmente segnalate dai tavoli tecnici di monitoraggio. Tra i problemi irrisolti pesano i ritardi nei pagamenti, le partite debitorie che attendono ancora una definizione chiara e livelli essenziali di assistenza che non risultano pienamente soddisfacenti in tutti i settori assistenziali. Inoltre, i magistrati lamentano l’assenza di una verifica completa dei conti consolidati relativi agli esercizi finanziari più recenti, una mancanza che impedisce di formulare una valutazione definitiva sulla reale stabilità dei conti sanitari regionali.
I dubbi procedurali e il bivio politico
Accanto ai profili economici, la Corte ha sollevato obiezioni sulla correttezza dell’iter amministrativo. Viene chiesto all'esecutivo di chiarire il fondamento normativo della procedura seguita per la cessazione del commissariamento, per verificare se il percorso adottato sia coerente rispetto alle norme che regolano la nomina stessa del commissario. L’esecutivo ha ora trenta giorni di tempo per presentare le proprie spiegazioni e, nel frattempo, il controllo preventivo sull’atto rimarrà congelato. La questione assume una forte rilevanza non solo sul piano amministrativo ma anche su quello politico, poiché il superamento della gestione straordinaria costituisce uno dei traguardi più importanti rivendicati dalla governance regionale. Il successo finale di questa operazione dipenderà interamente dalla capacità del governo di dimostrare la sussistenza di tutti i requisiti tecnici e normativi necessari per restituire la sanità calabrese alla normalità.