Agricoltura calabrese, Podella (Cia): «Senza reddito i campi saranno abbandonati»
Dal caro carburante all'emergenza Xylella, fino alla crisi dei prezzi e alle difficoltà delle imprese: il presidente regionale di Cia Calabria indica le priorità per salvaguardare il comparto agricolo e rilanciare gli investimenti

Un'agricoltura sempre più esposta all'aumento dei costi di produzione, alle emergenze fitosanitarie e agli effetti dei cambiamenti climatici, mentre i margini di guadagno delle imprese continuano a ridursi. È un quadro complesso quello che emerge dalle parole di Nicodemo Podella, presidente regionale di Cia – Agricoltori Italiani Calabria, che in questa intervista affronta alcune delle questioni più urgenti per il futuro del settore primario calabrese. Al centro del confronto il caro carburante, con la richiesta di interventi strutturali che vadano oltre gli sconti temporanei e gli aiuti economici annunciati dalla Regione, ma anche la preoccupazione per il focolaio di Xylella individuato a Taurianova, una minaccia che impone misure tempestive di contenimento e adeguate garanzie economiche per gli olivicoltori. Lo sguardo si allarga poi alle distorsioni della filiera agroalimentare, dove il divario tra costi sostenuti dai produttori e prezzi riconosciuti alle aziende continua ad alimentare le proteste del mondo agricolo. Dalla revisione della Politica Agricola Comune alla gestione delle risorse idriche, dalla fauna selvatica all'accesso al credito per i giovani, Podella delinea le priorità su cui, secondo Cia Calabria, dovranno concentrarsi le politiche agricole dei prossimi anni. Il messaggio che attraversa l'intervista è chiaro: senza un reddito adeguato per chi lavora la terra, il rischio non riguarda soltanto la sopravvivenza delle singole aziende, ma la tenuta economica, sociale e produttiva di interi territori calabresi.
Presidente Podella, il caro carburante continua a pesare pesantemente sui bilanci delle aziende agricole. Lo sconto messo in atto per primo da Eni è stato giudicato da Cia un primo segnale, ma non una soluzione strutturale. Quali misure servono adesso per evitare che l’aumento dei costi costringa le imprese a ridurre produzioni e investimenti?
Il taglio messo in atto da Eni, seguito poi da altre compagnie è un passo importante, anche perché dimostrano che il margine è così ampio che si possono permettere anche di diminuire il prezzo, ma è una boccata d'ossigeno temporanea: alle nostre imprese agricole serve una cura strutturale, non un palliativo. In Calabria il caro carburante sta colpendo un settore già stremato dai rincari di materie prime, fertilizzanti e servizi. Senza risposte di lungo periodo, il rischio concreto è l'abbandono dei campi e il crollo delle produzioni agroalimentari della nostra regione. Per salvaguardare il comparto, come Cia Calabria riteniamo urgenti e non più rimandabili tre linee di intervento strutturali:
Interventi fiscali e liquidità immediata
Credito d'imposta strutturale: È fondamentale rifinanziare e rendere stabile il credito d'imposta sul gasolio agricolo, accorciando drasticamente i tempi di rimborso per immettere liquidità immediata nelle casse aziendali.
Taglio di IVA e accise: Serve togliere l’Iva sulle accise (tassa su tassa), una riduzione temporanea dell'aliquota IVA al 10% e la sospensione o il ricalcolo delle accise sui carburanti professionali nei periodi di forte emergenza energetica.
Fondi regionali subito accessibili: Accogliamo positivamente gli stanziamenti annunciati a livello locale (come lo sblocco dei 15 milioni di euro della Regione Calabria), ma vigileremo affinché questi aiuti si traducano in risorse rapide e snelle, evitando che rimangano bloccati nelle maglie della burocrazia, pur consapevoli che si tratta di una goccia nel mare, servono, appunto risorse molto più consistenti da prelevare dai conti di chi sta conseguendo utili stratosferici.
Semplificazione burocratica (UMA)
Digitalizzazione dell'assegnazione: Le procedure per l'ottenimento del carburante agricolo agevolato negli ultimi due anni sono state snellite molto, anche attraverso l’aiuto dei CAA. Chiediamo una maggiore semplificazione e digitalizzazione dei passaggi burocratici legati ai libretti UMA per eliminare ostacoli inutili in una fase già critica.
Sovranità energetica e transizione
Agroenergie e autoproduzione: La vera risposta strutturale consiste nel ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Chiediamo incentivi mirati e procedure autorizzative ultra-semplificate per permettere alle aziende agricole di investire nel fotovoltaico e solo sui tetti delle strutture, nel biometano e nelle comunità energetiche rurali.
Gli agricoltori non possono continuare a produrre sottocosto. Proteggere i bilanci delle aziende agricole significa difendere il reddito di migliaia di famiglie calabresi, tutelare il territorio e garantire cibo di qualità sulle tavole dei consumatori.
La comparsa della Xylella a Taurianova ha aperto uno scenario che la Calabria temeva da anni. Cia ha chiesto massimo rigore e isolamento immediato del focolaio: quali sono oggi le priorità per evitare che il batterio si diffonda e quali garanzie economiche devono essere date agli olivicoltori eventualmente costretti ad abbattere le piante?
Il ritrovamento del focolaio di Xylella fastidiosa a Taurianova trasforma in realtà l'incubo peggiore per la nostra regione. Non c’è un minuto da perdere e non c’è spazio per l’improvvisazione: dobbiamo fare tesoro della drammatica esperienza della Puglia per non ripetere gli stessi errori.
Oggi la priorità assoluta è il massimo rigore nell'isolamento immediato del focolaio e il potenziamento dei monitoraggi a tappeto per mappare e circoscrivere la zona cuscinetto. Ma serve anche andare oltre, è necessario ispezionare tutto il territorio regionale; essenziale sarà investire in uomini e mezzi il Servizio Fitosanitario Regionale. L'eradicazione tempestiva delle piante infette è un atto doloroso ma necessario per salvare i 25 milioni di ulivi della Calabria.
Tuttavia, il rigore sanitario non può prescindere dalla tenuta economica delle aziende. Come CIA Calabria, pretendiamo garanzie economiche immediate: gli olivicoltori costretti ad abbattere le proprie piante devono ricevere indennizzi al 100% del valore effettivo del danno, calcolati non solo sulla perdita della pianta, ma anche sul mancato reddito degli anni a venire. Servono fondi regionali e nazionali immediati per finanziare la futura ripiantumazione con varietà resistenti, assicurando che la burocrazia non rallenti i ristori, perché un olivicoltore lasciato solo oggi significa un campo abbandonato domani.
Cia Calabria ha proclamato lo stato di agitazione permanente denunciando una forbice sempre più larga tra costi di produzione e prezzi riconosciuti agli agricoltori, oltre alla concorrenza dei prodotti importati. Come si può riequilibrare concretamente la filiera e garantire che una quota maggiore del prezzo finale resti nelle mani di chi produce?
Abbiamo proclamato lo stato di agitazione permanente perché la situazione è diventata insostenibile: gli agricoltori non possono continuare a produrre in perdita mentre lungo la filiera aumentano a dismisura i margini dell’industria, della grande distribuzione e delle intermediazioni. Per riequilibrare la filiera servono tre azioni concrete e immediate:
Prezzo minimo garantito: Chiediamo l'applicazione rigida della legge contro le pratiche commerciali sleali, introducendo prezzi minimi alla produzione basati sui costi reali di produzione rilevati da Ismea. Chi acquista sotto i costi di produzione va sanzionato severamente. Principio di reciprocità negli scambi: È inaccettabile la concorrenza sleale dei prodotti importati da Paesi extra-UE che non rispettano i nostri rigidi standard di sicurezza alimentare e di tutela del lavoro. Se un fitofarmaco è vietato in Italia, non può essere ammesso nei prodotti che arrivano sulle tavole italiane dall'estero.
Tracciabilità e contratti di filiera: Dobbiamo valorizzare il vero Made in Calabria. Servono contratti di filiera scritti, trasparenti e pluriennali, che leghino i produttori alla trasformazione e alla vendita, garantendo per legge una percentuale equa del valore finale a chi la terra la lavora davvero.
Tra crisi idrica, cambiamenti climatici, fauna selvatica, burocrazia e difficoltà di accesso agli investimenti, molte aziende calabresi sembrano costrette a gestire contemporaneamente emergenze diverse. Quale dovrebbe essere, secondo Cia, la priorità della politica agricola regionale nei prossimi due o tre anni per evitare l’abbandono dei campi e favorire anche il ricambio generazionale?
Le nostre aziende sono schiacciate da una tempesta perfetta: cambiamenti climatici, crollo dei redditi ed emergenze continue. La priorità per i prossimi tre anni deve essere rimettere al centro della politica agricola, a ogni livello, la centralità del reddito dell'agricoltore. Se fare agricoltura non è economicamente sostenibile, i campi verranno abbandonati e non ci sarà alcuno spazio per il ricambio generazionale.
Nello specifico chiediamo:
A livello europeo (PAC): Una profonda revisione della Politica Agricola Comune che premi chi produce cibo reale e difende il territorio, allentando i vincoli green ideologici che soffocano la produttività delle imprese; serve mantenere il budget destinato all’agricoltura scongiurando i preventivati tagli; il Fondo per l’agricoltura deve essere mantenuto distinto dagli altri Fondi, perché è in pericolo la sovranità alimentare delle popolazioni europee.
A livello nazionale ed emergenziale: modifica della Legge 157 perché si introduca il concetto di “gestione” della fauna selvatica e un piano straordinario e drastico contro i danni causati dalla fauna selvatica, a partire dall'emergenza cinghiali che sta devastando le colture calabresi, e il ripristino di tutele fiscali stabili sui fattori produttivi.
A livello regionale (Calabria): Grandi investimenti infrastrutturali per contrastare la crisi idrica (ammodernamento delle infrastrutture in gestione del consorzio di bonifica e bacini di accumulo per mitigare la carenza di acqua in costanza di periodi siccitosi) e una ulteriore deburocratizzazione dei fondi del CSR. Per attrarre i giovani servono pacchetti "primo insediamento" che non richiedano anni di attesa burocratica (su questo elemento si è già fatto tanto), in generale accesso al credito con garanzia della Regione Calabria per i progetti meritevoli e accesso facilitato al credito d'imposta per investire in innovazione e tecnologie resilienti al clima. Senza terra coltivata, la Calabria non ha futuro.