Miele, la nuova etichetta aiuta gli apicoltori calabresi: le miscele del supermercato devono svelare l’origine
Nuove norme sulla trasparenza per tutelare la produzione locale e garantire informazioni chiare ai consumatori
Da una parte c’è il miele prodotto dagli apicoltori calabresi, raccolto dagli alveari del territorio e venduto direttamente, nei mercatini, nei negozi specializzati o anche attraverso la grande distribuzione. Dall’altra ci sono molti vasetti presenti sugli scaffali dei supermercati, ottenuti mescolando mieli acquistati in diversi Paesi.
Le diciture generiche del passato
Fino a pochi mesi fa la differenza non era sempre evidente. Sulle confezioni delle miscele poteva comparire la generica dicitura “miscela di mieli originari dell’Ue e non originari dell’Ue”. Il consumatore non sapeva quali fossero i Paesi di provenienza e neppure quanto miele arrivasse da ciascuno di essi.
L'obbligo di indicare Paesi e percentuali
Dal 14 giugno 2026 le regole sono cambiate. Quando un vasetto contiene miele proveniente da più Stati, l’etichetta deve indicare nel campo visivo principale tutti i Paesi nei quali è stato raccolto, disposti in ordine decrescente, insieme alla percentuale rappresentata da ciascuno.
A stabilirlo è il decreto legislativo 30 dicembre 2025, numero 207, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 3 del 5 gennaio 2026. Il provvedimento è entrato in vigore il 6 gennaio, mentre le nuove disposizioni si applicano dal 14 giugno. Le confezioni etichettate o immesse sul mercato prima di quella data possono però essere vendute fino all’esaurimento delle scorte.
Cosa cambia per gli apicoltori calabresi
Per i piccoli apicoltori calabresi che invasettano esclusivamente il miele raccolto dai propri alveari cambia poco: se il prodotto è interamente italiano, sull’etichetta sarà sufficiente indicare “Paese d’origine: Italia”. Potranno aggiungere “Calabria”, “Sila”, “Pollino” o un’altra provenienza territoriale soltanto se tutto il miele è stato effettivamente raccolto nell’area dichiarata.
La trasparenza per le aziende di confezionamento
La novità riguarda soprattutto le aziende che acquistano miele da più Paesi, lo miscelano e lo confezionano per la vendita. Un vasetto potrà così rivelare, per esempio, che il contenuto è composto da miele proveniente da quattro o cinque Stati diversi. È questa informazione che finora restava nascosta dietro poche parole generiche.
Attenzione, però: la differenza non coincide automaticamente con il luogo di vendita. Anche il miele di un apicoltore calabrese può essere venduto al supermercato, mentre un’azienda con sede in Calabria può confezionare miele raccolto all’estero. Il nome e l’indirizzo del produttore o del confezionatore non dimostrano l’origine del contenuto.
Un'informazione chiara al consumatore
La distinzione vera è un’altra: miele raccolto dagli alveari di un produttore locale oppure miscela realizzata con mieli acquistati sul mercato nazionale e internazionale. Con le nuove etichette il consumatore ha finalmente gli elementi per capirlo.
La deroga per le miscele con più di quattro Paesi
Esiste una deroga. Se la miscela contiene miele proveniente da più di quattro Paesi e i primi quattro rappresentano oltre il 60 per cento del totale, le percentuali possono essere riportate soltanto per questi. Gli altri Paesi devono comunque essere elencati in ordine decrescente.
Un'opportunità per valorizzare la qualità locale
Per i produttori calabresi che possono garantire un’origine unica e trasparente, la nuova normativa non rappresenta quindi un ostacolo. Può diventare, al contrario, il modo più semplice per distinguere il loro miele dai vasetti industriali multiorigine: basta leggere da dove arriva davvero il prodotto, non dove è stato confezionato.