Terre abbandonate, la banca dei terreni può riportare produzione nei campi calabresi?
In Calabria il problema non è soltanto trovare nuova terra, ma rimettere in circolo quella che esiste già e non viene più coltivata. La Banca nazionale delle Terre Agricole, il nuovo Registro dei terreni silenti e gli incentivi ai giovani possono div
In molte aree della Calabria il paradosso è evidente: da un lato ci sono giovani e imprese che cercano superfici per avviare o ampliare un’attività agricola, dall’altro esistono terreni abbandonati, frammentati o non più coltivati.
Il problema non è soltanto agricolo. Un terreno lasciato senza gestione può diventare più vulnerabile al degrado, agli incendi e al dissesto, soprattutto nelle aree interne e montane.
Per questo la rimessa in produzione delle superfici inutilizzate è diventata una questione che intreccia agricoltura, ricambio generazionale e tutela del territorio. La legislazione nazionale ha previsto strumenti specifici proprio per favorire il recupero produttivo delle proprietà fondiarie abbandonate o frammentate.
La Banca nazionale delle Terre Agricole
Uno degli strumenti principali è la Banca nazionale delle Terre Agricole gestita da ISMEA.
Nata per favorire l’incontro tra domanda e offerta, la Banca raccoglie terreni agricoli disponibili e li rimette sul mercato attraverso procedure pubbliche. L’obiettivo è agevolare l’accesso alla terra, sostenere il ricambio generazionale e valorizzare superfici che possono tornare a produrre reddito.
Nel 2026 la nona edizione della Banca ha messo sul mercato 253 terreni per complessivi 8.863 ettari e un valore a base d’asta superiore a 121 milioni di euro. A questi si aggiungono oltre 5.200 ettari appartenenti al lotto permanente.
In Calabria disponibili circa 640 ettari
Il dato regionale è significativo. Nell’edizione 2026 risultano messi in vendita in Calabria 16 terreni, per una superficie complessiva di circa 640 ettari e un valore a base d’asta vicino ai 6,9 milioni di euro.
Non si tratta di una quantità sufficiente a risolvere da sola il problema dell’abbandono fondiario regionale, ma rappresenta un esempio concreto di come superfici agricole possano essere riportate sul mercato e affidate a nuovi imprenditori.
Il vero ostacolo è il prezzo della terra
Mettere un terreno in vendita, però, non significa automaticamente renderlo accessibile.
Per un giovane che vuole avviare un’azienda agricola, l’acquisto della terra può rappresentare una delle spese iniziali più pesanti. A questo bisogna aggiungere mezzi, impianti, irrigazione, fabbricati, sementi e capitale necessario per affrontare i primi anni di attività.
Per questo la Banca delle Terre prevede condizioni particolari per i giovani imprenditori agricoli, compresa la possibilità di rateizzare l’acquisto fino a trent’anni. Nel 2026 sono state rafforzate anche alcune agevolazioni finanziarie.
Giovani agricoltori, la Calabria investe oltre 44 milioni
Il tema dell’accesso alla terra si collega direttamente alle politiche per il ricambio generazionale.
Nel 2026 la Regione Calabria ha ammesso a finanziamento tutte le domande considerate ammissibili nell’ambito dell’intervento per l’insediamento dei giovani agricoltori, mobilitando oltre 44 milioni di euro.
Ma un contributo per avviare l’impresa produce effetti reali soltanto se chi vuole fare agricoltura riesce anche a trovare terreni disponibili, sufficientemente grandi e a costi sostenibili.
È qui che una banca della terra può diventare complementare agli incentivi.
Il problema della frammentazione fondiaria
In Calabria molti terreni agricoli sono divisi in particelle di piccole dimensioni e, spesso, appartengono a più proprietari.
Successioni ereditarie, emigrazione e abbandono hanno prodotto nel tempo una proprietà fondiaria estremamente frammentata.
Una superficie agricola può quindi esistere fisicamente, ma essere difficile da utilizzare perché suddivisa tra numerosi soggetti, alcuni dei quali residenti lontano o perfino difficili da rintracciare.
La Banca nazionale delle Terre nasce anche con l’obiettivo di favorire processi di ricomposizione fondiaria, rendendo più semplice la costruzione di aziende con dimensioni economicamente sostenibili.
Arriva anche il Registro dei terreni silenti
Un ulteriore passo è arrivato con la normativa nazionale del 2025, che ha previsto l’istituzione del Registro nazionale dei terreni silenti.
La finalità è recuperare proprietà agricole e forestali frammentate o abbandonate, soprattutto nei casi in cui i proprietari risultino difficilmente individuabili o reperibili.
La norma collega espressamente il recupero di questi terreni alla tutela dell’assetto idrogeologico, alla prevenzione degli incendi e al contrasto del degrado ambientale.
Per una regione come la Calabria, caratterizzata da vaste aree interne e da una forte frammentazione della proprietà, lo strumento potrebbe assumere particolare rilevanza.
Recuperare terra significa anche prevenire incendi
Rimettere a coltura un terreno non significa soltanto aumentare la produzione agricola.
Un appezzamento lavorato viene pulito, controllato e attraversato con maggiore frequenza. Le strade poderali vengono mantenute, la vegetazione viene gestita e diminuisce l’accumulo indiscriminato di biomassa.
È uno dei motivi per cui le norme nazionali collegano direttamente il recupero dei terreni abbandonati alla salvaguardia idrogeologica e alla riduzione del rischio di incendi.
La terra produttiva diventa quindi anche una forma di presidio territoriale.
Non tutti i terreni sono immediatamente produttivi
Esiste però un rischio: immaginare che ogni terreno abbandonato possa tornare a produrre semplicemente cambiando proprietario.
Molte superfici necessitano di bonifiche, sistemazioni idrauliche, ripristino di strade agricole, nuovi impianti o anni di lavoro prima di tornare pienamente produttive.
Altre possono trovarsi in aree difficilmente accessibili oppure non disporre di acqua sufficiente.
Per questo una banca dei terreni realmente efficace dovrebbe fornire informazioni dettagliate non soltanto sulla proprietà, ma anche su qualità del suolo, disponibilità idrica, accessibilità, colture precedenti e infrastrutture.
Prima vendere il progetto, poi il terreno
Il rischio è che la terra venga considerata soltanto un bene immobiliare. Il vero obiettivo dovrebbe invece essere rimetterla in produzione.
Per questo potrebbe essere utile legare l’assegnazione o la vendita a un progetto imprenditoriale credibile: cosa si vuole coltivare, quali investimenti sono previsti, quali mercati si intendono raggiungere e quanta occupazione può essere generata.
Alcuni modelli regionali già esistenti in Italia utilizzano proprio questo approccio, prevedendo piani di sviluppo e priorità per giovani, donne e progetti di agricoltura biologica.
Affitto e concessione possono essere più utili della vendita
Non sempre è necessario acquistare. Per molti giovani agricoltori una concessione pluriennale o un affitto a condizioni sostenibili può essere più conveniente rispetto all’acquisto immediato.
In questo modo il capitale disponibile può essere utilizzato per impianti, attrezzature e commercializzazione, anziché essere assorbito interamente dal costo fondiario.
Una politica regionale sui terreni abbandonati potrebbe quindi affiancare alla vendita anche formule di utilizzo temporaneo o di lungo periodo.
I Comuni possono avere un ruolo decisivo
Molti terreni inutilizzati appartengono inoltre a enti pubblici, Comuni o altri organismi.
Un censimento sistematico delle superfici disponibili potrebbe permettere agli enti locali di capire cosa possiedono, cosa è effettivamente utilizzabile e quali terreni potrebbero essere affidati attraverso bandi pubblici.
Esperienze già adottate in altre regioni mostrano come le banche della terra possano funzionare proprio attraverso un inventario pubblico aggiornato e la collaborazione tra Comuni e amministrazione regionale.
La vera banca della terra dovrebbe essere digitale
La tecnologia può rendere il sistema molto più semplice. Una piattaforma regionale potrebbe mostrare su una mappa i terreni disponibili, le dimensioni, la destinazione agricola, le infrastrutture presenti e le modalità di accesso.
Un giovane potrebbe così capire in pochi minuti quali superfici sono disponibili nella propria zona invece di dover ricostruire informazioni tra catasto, Comuni e proprietari.
La Banca nazionale delle Terre Agricole si muove già in questa direzione, attraverso schede tecniche e procedure telematiche di vendita.
Terra abbandonata e spopolamento sono due facce dello stesso problema
Nelle aree interne la perdita di superficie coltivata spesso accompagna la diminuzione della popolazione.
Chi lascia un paese abbandona anche campi, pascoli e piccoli appezzamenti familiari. Con il passare degli anni diventa sempre più difficile recuperarli.
Rimettere quelle superfici a disposizione di nuove imprese significa quindi provare a ricostruire anche economia e presenza umana.
Non basta per invertire lo spopolamento, ma può contribuire a creare nuove opportunità nei territori dove le alternative occupazionali sono limitate.
Una banca della terra calabrese più capillare
La Banca nazionale di ISMEA rappresenta uno strumento importante, ma potrebbe non essere sufficiente per intercettare la moltitudine di piccoli terreni abbandonati presenti sul territorio regionale.
La vera sfida per la Calabria sarebbe costruire un sistema ancora più capillare, capace di mettere insieme proprietà pubbliche, superfici private volontariamente disponibili e terreni oggi difficili da utilizzare a causa della frammentazione.
Una banca della terra non deve diventare semplicemente un catalogo di particelle catastali.
Deve riuscire a far incontrare terra, capitale e idee imprenditoriali.
Riportare produzione dove oggi cresce soltanto l’abbandono
La domanda, quindi, non è se in Calabria esistano terreni inutilizzati.
La domanda è se il sistema pubblico riuscirà a trasformarli in opportunità reali.
Con prezzi accessibili, procedure semplici, contratti stabili e sostegno agli investimenti, una banca dei terreni può contribuire a riportare giovani e produzione nelle campagne.
Ma il successo non si misurerà dal numero di ettari inseriti in un portale.
Si misurerà dal numero di terreni che, dopo anni di abbandono, torneranno davvero