Addio Michael, ci sono dolori che non possono essere raccontati
L'ultimo saluto al 26enne scomparso tragicamente. I funerali saranno celebrati mercoledi 4 novembre

Ci sono dolori che non possono essere raccontati, convivono con noi, come ferite che si incastonano nella nostra pelle, tra le pieghe della nostra anima. Ci sono dolori che non possono essere spiegati, non debbono essere spiegati, dolori che, silenziosamente, portano via ogni brandello di luce in un tunnel che diventa sempre più fitto e buio. Michael, la comunità non sa cosa tu stessi vivendo, nessuno di noi può saperlo. Ciò che sappiamo è che esiste un mostro che può crescere sempre più dentro noi, fino a diventare talmente abnorme da tramutarsi in un'essere indomabile. Hai stretto una rosa bianca in mano, questo il tuo ultimo messaggio ad un mondo che non ti aveva capito, di cui, forse, non ti sentivi più parte. E' difficile immaginare cosa possa celarsi dietro un estremo gesto, ma non è così scontato. Alle volte il dolore è molto più vicino a noi di quanto pensiamo. E vicende che terminano con un tragico epilogo sono una risposta ad una domanda che, forse, tutti noi dobbiamo porci: "Conosciamo davvero chi abbiamo accanto?".

In un mondo che va sempre più veloce, in cui scrollare è diventato quasi un meccanismo automatico, nessuno si ferma più ad osservare. A guardare, a capire. Non si ascolta più, si parla, gli uni sopra gli altri, ognuno in cerca del proprio palcoscenico. E quando succede che un ragazzo di soli 26 anni decide che gettarsi da un ponte possa essere una soluzione, la realtà torna ad essere più nitida. Perdiamo quella cecità della vita perfetta di ognuno, perchè nessuno sta vivendo - davvero - quella trama barocca, colorata, fatta di sorrisi, amici, cene e aperitivi. Il mondo è un posto diverso da quello che cerchiamo, in tutti i modi, di fotografare. Di catturare in uno schermo.
Il dolore è una realtà
Michael, tu ci hai restituito un pezzo di realtà che facciamo finta di non conoscere, quello del dolore. Non dobbiamo ignorare che dietro un sorriso ci possa essere un'ombra oscura che ci schiaccia, sempre di più, fin sotto il nostro abisso.
Hai riunito un'intera comunità a spegnere lo schermo e riflettere. A pensare che, forse, viviamo tutti nell'illusione di una felicità artificiale. Una felicità che in realtà non esiste.

