Una settimana fa Calabria News 24 aveva acceso i riflettori su una perdita d’acqua lungo la strada che collega Donnici a Cosenza, descritta come un getto continuo capace di trasformare l’asfalto in un corso d’acqua improvvisato. Era il 30 dicembre 2025. Oggi è l’8 gennaio 2026 e, stando alle segnalazioni che continuano ad arrivare, la scena non sembra cambiata: l’acqua scorre, i cittadini guardano, la bolletta corre più veloce di tutti.


Il vero problema: un bene primario che si perde

Il punto, qui, non è cercare un colpevole con nome e cognome, né fare processi in piazza. Il punto è molto più semplice e molto più serio: quando un bene primario si perde per giorni, quel bene lo pagano tutti. Anche chi magari, nello stesso periodo, si sente ripetere l’invito a “risparmiare”, a chiudere il rubinetto mentre si lava i denti, a fare docce più brevi. Nel frattempo, sulla provinciale, il rubinetto più grande resta aperto.


Il conto dei metri cubi che se ne vanno

Non serve essere ingegneri per capire che una perdita “a ruscello” non è una goccia. Serve solo un minimo di matematica, quella che non fa sconti a nessuno.

Se la fuoriuscita fosse anche “solo” di 1 litro al secondo, in un’ora diventano 3,6 metri cubi. In un giorno, 86,4 metri cubi. Se invece il getto fosse di 3 litri al secondo, si sale a 10,8 metri cubi l’ora e oltre 259 metri cubi al giorno. E se fosse di 5 litri al secondo, si arriva a 18 metri cubi l’ora, più di 430 metri cubi al giorno. Tradotto: migliaia di metri cubi in una settimana, decine di migliaia in un mese, mentre la perdita continua a fare il suo lavoro con puntualità svizzera.

Sono stime, certo. Ma hanno un merito: rendono visibile l’invisibile. Perché finché resta “una perdita”, sembra una noia. Quando diventa “metri cubi ogni ora”, diventa una questione pubblica.


Una rete che perde e una regione che paga

Il paradosso calabrese è che la dispersione idrica non è un incidente raro, è un problema strutturale. I dati ufficiali raccontano perdite elevate e criticità croniche. E quando l’acqua si disperde, non si disperde soltanto l’acqua: si disperdono energia per il pompaggio, costi di gestione, risorse, fiducia. Alla fine, il conto si spalma sui cittadini.

Il risultato è un cortocircuito che ormai conoscono tutti: ci sono territori dove l’acqua manca o arriva a singhiozzo, e nello stesso tempo ci sono tratti di strada dove l’acqua corre libera, senza turnazioni, senza interruzioni, senza capodanno.


La satira amara dell’attesa infinita

In Calabria l’acqua ha due velocità. Quella che deve arrivare nelle case viaggia con calma, tra comunicati, competenze, passaggi, segnalazioni “prese in carico”. Quella che esce da una condotta rotta invece non ha bisogno di autorizzazioni: scorre e basta.

E qui la satira viene quasi da sola, ma senza bisogno di esagerare: perché la realtà è già abbastanza grottesca. Se un cittadino ritarda una bolletta, la scadenza è puntualissima. Se invece si tratta di chiudere un getto che butta fuori acqua potabile giorno e notte, improvvisamente il tempo diventa un concetto filosofico.


Sicurezza stradale e danni che si sommano

C’è poi un dettaglio tutt’altro che comico. L’acqua sulla carreggiata non è solo spreco: significa asfalto che si deteriora, buche che peggiorano, tratti scivolosi e rischio ghiaccio nelle ore più fredde. Non è un’opinione, è fisica. E anche qui vale la stessa regola: se succede qualcosa, a pagare non è l’acqua. Pagano le persone.


La domanda semplice che resta aperta

Calabria News 24 aveva raccontato questa vicenda come un simbolo, non come un caso isolato. E oggi quella domanda resta lì, essenziale, quasi banale: quanto deve durare una perdita perché diventi priorità.

Perché i metri cubi che escono non sono “di nessuno”. Sono di tutti. E ogni ora che passa, quel ruscello non sta solo bagnando la strada: sta bagnando le tasche dei cittadini.