Un anno senza Salvatore Iaccino, il ricordo di “Uccello” e la richiesta di verità
A dodici mesi dalla morte del tifoso e poeta cosentino, amici e familiari continuano a chiedere risposte su quanto accaduto quel 17 febbraio 2025, mentre resta vivo il ricordo di un’anima inquieta e sensibile
Salvatore un anno dopo. È passato già un anno, infatti, dalla morte di Salvatore Iaccino che, in tanti, a Cosenza abbiamo chiamato “Uccello”, anzi, “Acieddru” in dialetto. Lo sanno tutti il perché: si metteva sui gradoni del San Vito e alzava le sue braccia come a voler volare. Volare per il suo Cosenza tanto amato. Salvatore era un ultrà, Salvatore ha avuto una vita non proprio semplice. Salvatore ha deciso di salutare tutti il 17 febbraio del 2025 nella clinica dove era ricoverato per i suoi problemi psichiatrici. Ma qualcuno, quel giorno di un anno fa, non ha vigilato sul fatto che Salvatore potesse farsi del male. Per quella morte così terribile ci sono quattro indagati ma la famiglia Iaccino e i suoi amici, giustamente, ne vogliono sapere di più. Vogliono avere risposte sul perché Salvatore, quel maledetto giorno, è stato lasciato solo, Senza che nessuno sorvegliasse la sua anima. Già, l’anima di Salvatore. Così intensa, così tormentata che, a volte, lo portava a compiere gesti irruenti. Inutile negarlo ma, proprio per questa sua incontrollabile irruenza, ha pagato tanto. Ogni errore di Salvatore è stato scontato.
Il dolore, la sensibilità e la poesia di un’anima fragile
Di quel pomeriggio del 17 febbraio 2025 la cosa che fa più male è che Salvatore Iaccino, probabilmente, avrà provato a raccontare a qualcuno del suo dolore all’anima ma quel qualcuno avrà minimizzato perché Salvatore è “Uccello” e quindi fa cose strane ecc… ecc… Ma invece Salvatore soffriva più degli altri giorni. Lui non era solo “Uccello”, era un’anima sensibile, era un poeta e di poesie ne ha lasciate tante scritte, esiste persino un libro a sua firma e pubblicato dai suoi amici della Coessenza. “Stellose creazioni”, il nome.
Le manifestazioni e la richiesta che non si spegne
Dopo la morte di Salvatore sono state fatte diverse manifestazioni per chiedere giustizia. Inutile negarlo: potevamo fare di più. Salvatore Iaccino meritava di più e noi, distratti dalle cose terrene, ci siamo dimenticati della sua poesia. Della sua anima ferita che cerca verità. E oggi, ad un anno da quel suo tragico e disperato gesto, è giusto che si gridi ancora: “Verità per Salvatore”.