Nelle scorse ore la Calabria ha vissuto una delle fasi meteo più dure di questa stagione, con piogge persistenti, raffiche forti e mareggiate capaci di riscrivere, in poche notti, l’equilibrio già fragile di litorali e infrastrutture. La Protezione civile nazionale ha inquadrato l’episodio in un quadro di condizioni avverse al Sud, con allerta anche rossa nelle giornate più critiche e indicazioni di massima prudenza per i territori interessati.

A dare la misura dell’eccezionalità ci sono soprattutto i dati pluviometrici. Arpacal ha parlato di “precipitazioni senza precedenti”, con cumulate in pochi giorni che, in alcune stazioni, hanno superato abbondantemente il mezzo metro d’acqua. Parliamo di numeri che trasformano fossi e torrenti minori in canali impetuosi, stressano i versanti, mettono alla prova reti di drenaggio urbane spesso sottodimensionate e portano l’acqua dove non dovrebbe arrivare mai.

La costa ionica, dove il mare non bussa ma entra

Se c’è un fronte che appare più chiaramente “da consuntivo”, è quello ionico. Le immagini e i resoconti delle ultime ore descrivono lungomari invasi, tratti di pavimentazione divelti, muri di contenimento messi in crisi e, in più punti, attività e locali costretti a fare i conti con acqua e detriti. A Catanzaro Lido la mareggiata ha colpito in modo diretto la fascia costiera, con segnalazioni di danni a strade e spazi a ridosso del mare.

Spostandosi verso la Locride, la dinamica si ripete con un copione che ormai i calabresi conoscono troppo bene: onde che superano le difese, erosione che mangia sabbia e stabilità, tratti compromessi che obbligano a transennare e a chiudere. A Locri sono stati segnalati cedimenti e danni in aree centrali e lungo le zone prospicienti il mare, con disagi alla circolazione e la prima conta dei danni avviata già nelle ore successive alla notte più intensa.

Più a sud, lungo la fascia ionica reggina, i danni riportati toccano anche tratti estesi di litorale e lungomari, con effetti che non sono “solo estetici”: quando cede un tratto di protezione costiera, si apre un problema di sicurezza, accessibilità e tenuta dei sottoservizi.

Nel Crotonese, la forza del mare si è vista con particolare evidenza in punti come Cirò Marina, dove la mareggiata ha superato barriere e raggiunto la sede stradale, con ricadute immediate su viabilità e aree portuali e turistiche.

Il Tirreno e le aree interne, vento, tetti e alberi giù

Sul versante tirrenico e nelle aree interne il volto dell’emergenza cambia, ma non diminuisce. Qui il fattore dominante è stato spesso il vento, con cadute di alberi, distacchi e danni a coperture, insegne, tetti, oltre ad allagamenti localizzati nei centri dove le piogge hanno saturato rapidamente il suolo. In provincia di Cosenza i Vigili del fuoco hanno registrato “numerosi danni” lungo costa tirrenica e aree interne, con interventi concentrati proprio su coperture, alberature e situazioni di pericolo per la circolazione.

Nel Vibonese sono state segnalate criticità legate al vento, con episodi di tetti scoperchiati e alberi abbattuti in ambito urbano, mentre sul litorale le mareggiate hanno continuato ad alimentare erosione e danni collaterali.

Questo doppio binario, mare che spinge sulla costa e vento che colpisce nell’entroterra, rende la fotografia complessiva più complessa: non c’è un unico “punto nero”, ma una costellazione di guasti e vulnerabilità che, sommati, portano la regione a fare i conti con ripristini diffusi e costosi.

Trasporti, servizi, collegamenti, quando la normalità si interrompe

Uno degli indicatori più immediati della portata di un’ondata di maltempo è la tenuta dei collegamenti. In Calabria, la situazione ferroviaria è stata descritta come in progressiva ripresa, ma con chiusure e limitazioni significative, soprattutto sulla linea ionica in alcuni tratti, per consentire gli interventi di ripristino dell’infrastruttura dopo i danni.

Quando si ferma una tratta ferroviaria non si “perde solo un treno”: si restringono le alternative per pendolari, studenti e lavoratori, si rallenta la mobilità di chi vive in aree già periferiche, si carica ulteriore pressione sulla rete stradale spesso già provata dalla stessa perturbazione. È un punto che pesa, perché la Calabria paga da anni un ritardo infrastrutturale che, in giornate come queste, diventa fragilità concreta.

La risposta istituzionale e la richiesta di risorse straordinarie

Sul piano istituzionale, il quadro si sta spostando dalla gestione dell’allerta alla fase di rendicontazione e richiesta di supporto. Il presidente della Regione Calabria ha dichiarato di aver deliberato la richiesta di stato di emergenza e di aver chiesto al governo risorse nell’ordine di 300 milioni di euro, con una quantificazione iniziale e la promessa di una stima più puntuale.

Nel frattempo, sul lato operativo, i numeri degli interventi di soccorso raccontano un carico di lavoro enorme. In un conteggio diffuso a livello nazionale, si parla di migliaia di interventi dei Vigili del fuoco in pochi giorni tra le regioni maggiormente colpite, dato che restituisce l’intensità della fase emergenziale (pur non riferendosi esclusivamente alla Calabria).

Il punto, adesso, è non lasciare che la “conta dei danni” si trasformi in una conta infinita di pratiche e rinvii. Servono sopralluoghi tecnici rapidi, priorità chiare, messa in sicurezza delle aree più esposte e, soprattutto, una lettura strutturale: dove ogni evento estremo non diventa l’alibi per riparare e basta, ma l’occasione per capire cosa va ripensato, a partire dalle difese costiere e dalla manutenzione dei sistemi di drenaggio urbano.

La Calabria che resiste, tra volontari e comunità

Dentro questo bilancio, c’è però un capitolo che non sta nei bollettini e non si misura in millimetri di pioggia. È la risposta delle persone. In molte zone colpite, mentre le squadre operative intervenivano sulle emergenze più gravi, tanti calabresi hanno fatto quello che la Calabria fa spesso quando è messa all’angolo: si sono rimboccati le maniche. Hanno aiutato familiari e vicini, spalato fango, recuperato merci e attrezzature nelle attività commerciali, messo in sicurezza scantinati e piani bassi delle abitazioni, offerto un passaggio, un generatore, un pasto caldo.

È una solidarietà concreta, non retorica, che nasce dalla consapevolezza di vivere in un territorio bellissimo ma fragile, dove un’allerta meteo non è un titolo di giornata ma una prova reale. È questa la Calabria che merita attenzione e rispetto, e che oggi chiede non solo parole ma una mano vera: per riparare subito, per ristorare chi ha perso, e per evitare che la prossima mareggiata o il prossimo nubifragio trovino le stesse identiche debolezze ad aspettarli.