San Giovanni in Fiore
San Giovanni in Fiore

A San Giovanni in Fiore il dibattito politico si è improvvisamente spostato dalle urne al Consiglio comunale. Dopo l'elezione di Antonio Barile a sindaco, sostenuto al ballottaggio dall'inedita convergenza di Giuseppe Belcastro (ex Pd) e Luigi Candalise (vicino a Rifondazione e Avs), il vero nodo istituzionale è diventato quello della cosiddetta "anatra zoppa": un sindaco eletto che, però, si trova di fronte una maggioranza consiliare di segno opposto. Uno scenario che diversi osservatori avevano previsto già durante la campagna elettorale e che oggi, in attesa dell’approvazione di un ddl della maggioranza parlamentare che assegnerebbe la maggioranza al candidato sindaco che supera il 40 per cento, porta a chiedersi se un'amministrazione possa governare senza una maggioranza politica nel proprio Consiglio.

Secondo indiscrezioni sempre più insistenti, i consiglieri comunali dell'area di Marco Ambrogio starebbero valutando l'ipotesi delle dimissioni in blocco, in tal caso con lo scioglimento del Consiglio e il ritorno alle urne dopo il commissariamento dell'ente. La motivazione sarebbe proprio l'ingovernabilità di una situazione nella quale il sindaco dispone della legittimazione popolare ma non della maggioranza consiliare necessaria per amministrare.

Fin qui il dato politico. Ma c'è un elemento che rende questa vicenda particolarmente singolare: la memoria

La stessa situazione si verificò infatti nel 2010. Antonio Barile, allora esponente del centrodestra, conquistò la carica di sindaco ma si ritrovò minoranza nel Consiglio comunale. Quella condizione fu giudicata dal centrosinistra di allora incompatibile con un governo stabile della città. Il risultato fu la caduta anticipata dell'amministrazione e l'arrivo del commissario prefettizio, che accompagnò il Comune verso nuove elezioni.

Le contestazioni di quel periodo erano anche politicamente molto dure. Al centro vi era soprattutto la questione dell'ospedale civile di San Giovanni in Fiore. A Barile veniva contestato di non avere contrastato efficacemente il decreto del presidente della giunta regionale Giuseppe Scopelliti, che nell'ambito del Piano di rientro riduceva drasticamente il presidio ospedaliero sopprimendone i principali reparti e lasciando una struttura molto ridimensionata. Quel clima di conflitto portò alla fine anticipata dell'esperienza amministrativa di Barile.

Dalle alleanze di ieri a quelle di oggi

Oggi, però, il quadro appare capovolto. Lo stesso Barile viene sostenuto proprio da una parte di quel centrosinistra che allora riteneva inevitabile interrompere la consiliatura. E così una scelta che ieri veniva presentata come una fisiologica soluzione democratica a una situazione di ingovernabilità oggi viene descritta come un attentato alla volontà popolare.

La politica, naturalmente, cambia alleanze e strategie. Ma resta difficile non cogliere una evidente asimmetria di giudizio.

Tra coloro che contribuirono alla caduta della prima amministrazione Barile figurava anche Angelo Gentile, allora esponente socialista. Oggi il figlio Marco siede nella maggioranza di centrodestra che ha sostenuto la candidatura di Marco Ambrogio. Anche questo dettaglio racconta quanto la storia politica sangiovannese sia fatta di percorsi che si intrecciano e di ruoli che si ribaltano.

Nel frattempo, intorno ai consiglieri comunali eletti nella coalizione di Ambrogio si starebbe creando un forte clima di pressione politica e morale. Il messaggio che circola è che eventuali dimissioni verrebbero considerate un'offesa alla comunità e un grave affronto alla democrazia. Parallelamente si alimenta una narrazione secondo cui San Giovanni in Fiore sarebbe stata finalmente "liberata" grazie all'elezione di Barile, sostenuto anzitutto dall'ex presidente della Regione Calabria Mario Oliverio e poi dall'alleanza con Belcastro e Candalise.

Anche questa ricostruzione merita qualche riflessione

Antonio Barile è stato per anni uno dei più duri avversari politici di Mario Oliverio. Ne ha contestato pubblicamente metodi amministrativi e gestione della Provincia di Cosenza, quando era vicino politicamente ai fratelli Antonio e Giuseppe Gentile, con Giuseppe candidato nel 2009 alla presidenza della Provincia proprio contro Oliverio. Oggi quella contrapposizione sembra completamente archiviata in nome di una convergenza che ha avuto il preciso obiettivo di impedire la vittoria di Marco Ambrogio.

Il giudizio sull’amministrazione Succurro e la domanda finale

In questa dinamica va letta anche la narrazione sviluppata negli ultimi cinque anni contro l'amministrazione guidata da Rosaria Succurro. Gli attacchi politici e mediatici sono stati continui e spesso molto duri anche sul piano personale. L'esperienza amministrativa della sindaca, oggi consigliera regionale, viene ora descritta come una sorta di regime da cui la città sarebbe stata finalmente liberata.

Ma il bilancio amministrativo racconta anche altro. In questi anni sono stati realizzati nuovi asili, nuove scuole, mense e palestre; sono stati costruiti o riqualificati impianti sportivi, sono stati avviati interventi di rigenerazione urbana con piazze, parchi e spazi pubblici; è stata riformata l'assistenza sociale ampliando i servizi destinati alle persone più fragili; sono stati recuperati immobili comunali occupati abusivamente e uno di questi è stato trasformato, grazie a fondi del Pnrr, in un parco agroalimentare.

Naturalmente ogni amministrazione è criticabile e ogni cittadino è libero di esprimere un giudizio politico negativo. Ma trasformare un'esperienza amministrativa complessa in una rappresentazione caricaturale rischia di diventare più uno strumento di propaganda che una valutazione obiettiva dei fatti.

Resta allora la questione di fondo. Se il sindaco eletto ritiene, come ha già dichiarato, di trovare una situazione amministrativa disastrosa e se la maggioranza del Consiglio appartiene allo schieramento opposto, quale sarebbe la soluzione più lineare? Cercare un difficile compromesso quotidiano oppure restituire rapidamente la parola agli elettori?