Quella che doveva essere una festa di colori, profumi e scambi commerciali si è trasformata, in poche ore, in uno scenario di emergenza. Il maltempo si è abbattuto con ferocia sulla Fiera di San Giuseppe, l'appuntamento più atteso dai cosentini, costringendo centinaia di espositori a una ritirata forzata. Le raffiche di vento e la pioggia battente hanno trasformato i viali in percorsi proibitivi, mettendo a dura prova la resistenza delle strutture mobili.

Domenica di paura: stand divelti e rifugi di fortuna

Il momento critico si è registrato durante la serata di domenica. Un violento acquazzone ha investito la città, colpendo frontalmente gli ambulanti che avevano appena iniziato la settimana di fiera. La forza degli elementi ha divelto diversi stand, trasformando teloni e palerie in potenziali pericoli per l'incolumità pubblica. Molti commercianti, giunti a Cosenza da ogni parte d'Italia, sono stati costretti a correre ai ripari in fretta e furia, cercando rifugi di fortuna per salvare la merce e, soprattutto, la propria pelle.

L'ordinanza del sindaco Caruso: allerta arancione

Di fronte al peggioramento delle condizioni meteo, il sindaco Franz Caruso non ha potuto far altro che intervenire con un'ordinanza d'urgenza. Con il passaggio all'allerta arancione, il primo cittadino ha chiesto ufficialmente a tutti i rivenditori di adottare ogni misura necessaria per mettersi in sicurezza. Non si tratta più solo di salvaguardare gli affari, ma di prevenire incidenti gravi in un’area che, in condizioni normali, ospita migliaia di visitatori.

Un lunedì nero: il rischio flop e l'incognita sicurezza

Le previsioni per le giornate di lunedì e martedì non lasciano ben sperare. Con un quadro meteorologico che non accenna a migliorare, la Fiera di San Giuseppe si trova davanti a un bivio drammatico: da un lato il rischio concreto di un flop economico senza precedenti per gli operatori, dall’altro l’esigenza prioritaria di garantire la sicurezza. La preoccupazione tra gli ambulanti è tangibile; tra chi tenta di riparare i danni e chi valuta l'abbandono del posto, il clima che si respira è di profonda amarezza per una festa che rischia di essere ricordata più per la paura che per la tradizione.