Reggio, partecipazione e politica: c’eravamo tanto amati
A Reggio Calabria Roscioli conquista il seggio, ma il dato che dovrebbe interrogare la politica è un altro: alle urne poco più di un elettore su cinque nel collegio

Fabio Roscioli ha vinto nelle suppletive di Reggio Calabria. È questo va detto subito, senza girarci intorno e senza cercare letture alternative a un risultato che è invece chiarissimo: il candidato del centrodestra ha conquistato il seggio alla Camera con 38.359 voti, pari al 51,02%. Frank Benedetto si è fermato a 27.511 voti, il 36,59%, mentre Domenico Giannetta ha ottenuto 8.226 voti, il 10,94%.
La politica ha festeggiato, come è normale che sia dopo una vittoria elettorale. Ma forse, proprio mentre si festeggia, sarebbe utile fermarsi un attimo a guardare anche ciò che sta intorno al risultato.
Perché questa volta il dato più importante rischia di essere quello che non entra nei comunicati di vittoria.
Il dato che fa rumore
Nel collegio Reggio Calabria-Locri ha votato appena il 22,34% degli aventi diritto: 77.165 elettori su 345.486. Significa che il 77,66% degli aventi diritto non è andato alle urne.
E nella città di Reggio Calabria il dato è stato migliore della media del collegio, ma comunque difficilmente ignorabile: 28,52%. Meno di tre cittadini su dieci hanno scelto di partecipare a questa consultazione.
È qui che forse dovrebbe cominciare una riflessione. Non per mettere in discussione la vittoria di Roscioli, ma per capire quanto sia diventato difficile, oggi, trasformare un appuntamento elettorale in una vera partecipazione collettiva.
Una partita tra pochi intimi?
Perché a guardare soltanto le percentuali dei candidati sembra tutto molto semplice. Uno vince, gli altri perdono.
Si festeggia da una parte, si analizza la sconfitta dall’altra. Ma se allarghiamo lo sguardo, ci accorgiamo che la fotografia è diversa.
È una partita elettorale giocata da una parte relativamente piccola del corpo elettorale. E questo dovrebbe rappresentare un elemento di riflessione per tutti, senza distinzione di appartenenza.
Perché se la politica finisce per parlare soprattutto a chi è già politicamente coinvolto, il rischio è che le elezioni diventino sempre più una partita tra sostenitori di parte, mentre una fetta crescente della società rimane fuori dal campo.
E allora la domanda non è soltanto chi abbia vinto. La domanda è: chi siamo riusciti a coinvolgere?
Una tendenza che non riguarda solo Reggio Calabria
Il problema, del resto, non nasce ieri e non riguarda soltanto questa elezione. La Calabria arriva da anni nei quali la partecipazione elettorale ha progressivamente perso forza.
Alle regionali del 2025 l’affluenza complessiva si è fermata al 43,20%, sostanzialmente in linea con il 44,36% del 2021. E anche il dato regionale va letto dentro una tendenza più ampia.
Alle elezioni europee del 2024, nel Mezzogiorno ha votato il 43,7% degli aventi diritto, mentre nel 2004 la partecipazione nella stessa ripartizione era stata del 67,8%. In Italia, nello stesso periodo, si è passati dal 73,1% al 49,8%.
Sono numeri che raccontano qualcosa. Non necessariamente una bocciatura di questo o di quel partito. Piuttosto, una distanza crescente tra una parte della politica e una parte della società.
Il vero risultato
E allora Roscioli ha vinto. Gli va riconosciuto il merito di aver ottenuto più voti degli altri candidati e di aver conquistato il seggio. Ma dentro questa vittoria c’è anche una domanda che riguarda tutti.
Perché quando vota poco più di un cittadino su cinque in un collegio parlamentare, forse sarebbe troppo semplice limitarsi a contare chi è arrivato primo.
C’è un pezzo di verità anche nei voti di chi non è andato alle urne. E quella parte non può essere liquidata come disinteresse, né tantomeno come un dettaglio statistico.
Una sconfitta che appartiene a tutti
Forse è proprio questo il punto. Non cercare il vincitore assoluto di una partita nella quale una parte enorme del pubblico non è entrata allo stadio.
Non per sembrare populisti, non per assumere atteggiamenti moralistici, ma per provare a guardare l’intera torta e non soltanto la fetta che ci conviene raccontare.
Roscioli ha vinto. Ma se la politica vuole tornare a essere davvero rappresentativa, oggi nessuno può permettersi di considerare quella vittoria come la conclusione della storia.
Perché il vero risultato, quello che dovrebbe interessare tutti, è un altro: riuscire a riportare le persone dentro quella storia.