Frane e dissesto idrogeologico, la mappa ISPRA rivela le aree più fragili della Calabria
Dalle Serre all’Aspromonte, passando per la provincia di Cosenza, un territorio segnato da vaste zone a rischio elevato e molto elevato, soprattutto nelle aree interne e collinari
Un territorio fragile tra montagne, colline e coste
La Calabria continua a confrontarsi con una fragilità strutturale del territorio che emerge con chiarezza dall’analisi delle mappe ISPRA.
Le aree classificate in rosso, cioè quelle a pericolosità da frana elevata o molto elevata, sono diffuse in tutte le province e interessano soprattutto le zone montane e collinari, dove la combinazione di pendenze, natura dei suoli e intensità delle piogge rende il terreno più instabile.
Non si tratta di un rischio astratto, ma di una condizione concreta che incide sulla sicurezza delle strade, sulla stabilità delle abitazioni e sulla continuità delle attività economiche, in particolare nei territori agricoli e nei piccoli centri delle aree interne.
La provincia di Cosenza tra le più esposte al rischio frane
La provincia di Cosenza risulta tra le più interessate dalla presenza di aree rosse. Le concentrazioni più significative si registrano nella fascia tirrenica, dove numerosi versanti presentano condizioni di instabilità, e nell’area della Valle del Crati, dove la presenza di terreni argillosi e la pressione urbanistica rendono il rischio particolarmente sensibile.
Anche la Presila e la Sila Greca mostrano ampie porzioni di territorio classificate a pericolosità elevata, così come alcune aree dell’Alto Ionio e del Pollino, dove l’orografia complessa e la presenza di versanti ripidi favoriscono fenomeni di smottamento. In queste zone, gli eventi meteorologici intensi possono trasformarsi rapidamente in situazioni di emergenza, con interruzioni della viabilità e danni alle infrastrutture.
Catanzaro e Crotone tra versanti instabili e aree collinari vulnerabili
Nel Catanzarese le aree a rischio si concentrano soprattutto nella fascia presilana e nei rilievi che circondano il golfo di Sant’Eufemia. I comuni situati lungo i versanti del Reventino e della Sila Piccola risultano tra i più esposti, con situazioni che in passato hanno già richiesto interventi di consolidamento e messa in sicurezza.
Anche nella provincia di Crotone le zone rosse non mancano, in particolare nelle aree interne e collinari tra Mesoraca, Petilia Policastro e Cotronei. Qui il rischio è spesso legato alla natura dei terreni, soggetti a erosione e movimenti superficiali, che possono compromettere strade rurali e infrastrutture locali.
Serre vibonesi e Aspromonte tra le aree più delicate della regione
La provincia di Vibo Valentia presenta un quadro particolarmente sensibile nelle Serre, dove le condizioni geomorfologiche favoriscono fenomeni di dissesto, soprattutto dopo periodi di piogge intense. I centri montani e le aree boschive sono spesso interessati da frane e cedimenti, con ripercussioni sulla viabilità e sull’accessibilità dei territori.
Nel Reggino, invece, il rischio si estende su un’ampia porzione dell’Aspromonte e dei versanti che scendono verso le coste tirrenica e ionica. Le caratteristiche geologiche e la presenza di numerosi torrenti rendono questi territori particolarmente vulnerabili, soprattutto nei mesi autunnali e invernali.
Dissesto idrogeologico e cambiamenti climatici un rischio destinato a crescere
Gli esperti sottolineano come il cambiamento climatico stia aumentando la frequenza degli eventi meteorologici estremi, con piogge intense concentrate in poche ore che mettono sotto pressione versanti già fragili. In Calabria questo fenomeno si traduce spesso in frane, allagamenti e interruzioni della viabilità, con effetti immediati sulla vita quotidiana delle comunità.
Il rischio non riguarda solo la sicurezza delle persone, ma anche l’economia locale. Le aree agricole, le infrastrutture rurali e le vie di collegamento sono tra gli elementi più esposti, con conseguenze che possono ripercuotersi sull’intero sistema produttivo.
Prevenzione e manutenzione del territorio restano le sfide decisive
L’analisi delle mappe del rischio evidenzia un dato chiaro: molte delle aree più vulnerabili coincidono con territori già segnati dallo spopolamento e dalla carenza di manutenzione. La prevenzione, attraverso la cura dei versanti, la regimazione delle acque e il monitoraggio continuo, resta uno degli strumenti più efficaci per ridurre l’impatto degli eventi estremi.
La fotografia che emerge è quella di una regione in cui il dissesto idrogeologico non è un fenomeno episodico, ma una condizione strutturale che richiede interventi programmati e costanti. Comprendere dove si trovano le aree più fragili è il primo passo per proteggere comunità, infrastrutture e patrimonio naturale.