incidente sul lavoro
incidente sul lavoro

Il giovane stava effettuando un intervento di manutenzione quando sarebbe rimasto incastrato negli ingranaggi dell’impianto. La Procura di Cosenza ha avviato gli accertamenti. Fillea Cgil: «Basta stragi sul lavoro»

L’incidente durante la manutenzione della turbina

Una giornata di lavoro si è trasformata in tragedia nel parco eolico “Aria del vento”, nel territorio comunale di Mongrassano, in provincia di Cosenza. Un operaio di appena 23 anni ha perso la vita mentre era impegnato in un intervento di manutenzione all’interno di una delle strutture dell’impianto.

Il giovane si trovava a un’altezza compresa tra i 60 e i 70 metri quando, secondo le prime informazioni, sarebbe rimasto incastrato negli ingranaggi dei motori. La dinamica dell’incidente è ancora da ricostruire e soltanto gli accertamenti tecnici potranno stabilire che cosa sia accaduto nei momenti precedenti all’infortunio.

Le operazioni di recupero del corpo si sono rivelate particolarmente complesse. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco con una squadra specializzata nelle attività in quota. Presenti anche i carabinieri della Compagnia di San Marco Argentano e il magistrato di turno della Procura della Repubblica di Cosenza, che coordina le indagini.

Le verifiche sulle procedure e sui dispositivi di sicurezza

L’inchiesta dovrà accertare non soltanto la causa materiale dell’incidente, ma anche se tutte le procedure previste per un’attività così delicata siano state rispettate. Gli investigatori dovranno verificare la formazione ricevuta dal lavoratore, le modalità con cui era stato organizzato l’intervento, la presenza di eventuali sistemi di blocco dei macchinari e l’utilizzo dei dispositivi di protezione necessari per operare a decine di metri dal suolo.

Un intervento di manutenzione su una turbina eolica richiede protocolli rigorosi. Prima di avvicinarsi agli organi meccanici, ogni movimento dell’impianto deve essere impedito e devono essere escluse riattivazioni accidentali. A questo si aggiungono i rischi legati all’altezza, agli spazi ristretti, alle condizioni meteorologiche e alla difficoltà di raggiungere rapidamente il lavoratore in caso di emergenza.

Gli accertamenti della Procura serviranno anche a individuare eventuali responsabilità e a verificare se il ventitreenne fosse dotato di tutte le protezioni previste. In questa fase non è possibile anticipare conclusioni: saranno gli esami tecnici, la documentazione aziendale e le testimonianze raccolte a chiarire le circostanze della tragedia.

Morti sul lavoro, un’emergenza assoluta

La morte del giovane operaio riporta al centro il dramma degli incidenti sul lavoro. Nei primi quattro mesi del 2026 sono state registrate in Italia 278 vittime, di cui 196 decedute durante l’attività lavorativa e 82 lungo il tragitto tra casa e lavoro. Nello stesso periodo le denunce complessive di infortunio sono aumentate del 6,4% rispetto al 2025. Costruzioni, trasporti e attività manifatturiere risultano tra i settori maggiormente colpiti.

Numeri che non rappresentano soltanto statistiche, ma famiglie segnate per sempre e comunità costrette a confrontarsi con perdite spesso evitabili. La sicurezza non può ridursi alla consegna di un casco, di un’imbracatura o di altri dispositivi: richiede formazione continua, controlli, manutenzione, organizzazione adeguata dei turni e la possibilità per ogni lavoratore di fermare un’attività quando le condizioni non sono sicure.

Sulla tragedia è intervenuto il segretario generale della Fillea Cgil Calabria, Simone Celebre, che ha espresso vicinanza alla famiglia, agli amici e ai colleghi della vittima. Il sindacato ha chiesto che venga fatta piena luce sull’accaduto, rilanciando l’appello contro una scia di decessi che continua a colpire anche la Calabria. Già nel maggio 2026, Celebre aveva denunciato la morte di sei lavoratori in un solo mese nella regione, sottolineando la necessità di costruire una vera cultura della prevenzione.

La tragedia di Mongrassano lascia una domanda che non può restare senza risposta: come sia possibile che, ancora nel 2026, un giovane possa uscire di casa per guadagnarsi da vivere e non fare più ritorno.