Olio extravergine, stretta contro le miscelazioni: Coldiretti e Unaprol chiedono controlli più avanzati
Una circolare del Ministero vieta di commercializzare come extravergine l’olio ottenuto dalla miscela tra vergine ed extravergine. Franco Aceto: «Vittoria per agricoltori, consumatori e vero Made in Italy»
Un nuovo giro di vite contro le pratiche che rischiano di compromettere la trasparenza del mercato dell’olio e di penalizzare consumatori e produttori. Coldiretti e Unaprol accolgono positivamente la circolare emanata dal Ministero dell’Agricoltura, che vieta di commercializzare con la denominazione di olio extravergine di oliva il prodotto ottenuto dalla miscelazione tra olio vergine ed extravergine.
Il provvedimento recepisce una richiesta portata avanti da tempo dalle due organizzazioni e rilanciata anche nel corso delle recenti mobilitazioni che hanno visto migliaia di agricoltori scendere in piazza. La nuova indicazione ministeriale stabilisce che l’olio derivante dalla miscela di categorie differenti non potrà essere presentato al consumatore come extravergine, ponendo un freno a una pratica che, secondo Coldiretti e Unaprol, ha contribuito negli anni a creare confusione e a ridurre il valore del prodotto di qualità.
Fino a oggi, infatti, la normativa consentiva di correggere alcuni difetti di un olio vergine attraverso l’aggiunta di una quota di extravergine. In questo modo era possibile rispettare formalmente determinati parametri chimici, pur senza garantire pienamente le caratteristiche qualitative e sensoriali proprie della categoria superiore.
La nuova interpretazione riafferma invece un principio preciso: un olio appartenente a una categoria inferiore non può essere elevato artificialmente a extravergine attraverso una semplice operazione di miscelazione. Un passaggio ritenuto essenziale per restituire valore anche al Panel Test, l’analisi sensoriale utilizzata per individuare eventuali difetti e verificare l’effettiva qualità del prodotto.
La circolare prevede una fase transitoria. Gli oli già confezionati potranno continuare a essere commercializzati fino all’esaurimento delle scorte, mentre quelli sfusi ottenuti dalla miscelazione dovranno essere riclassificati come “olio di oliva vergine” entro trenta giorni dalla pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale.
Tecnologie innovative per verificare origine e autenticità
Per Coldiretti e Unaprol, lo stop alle miscelazioni rappresenta un primo risultato importante, che dovrà però essere accompagnato da un ulteriore rafforzamento dei controlli lungo l’intera filiera. L’obiettivo è contrastare le frodi, accertare l’effettiva origine dell’olio e impedire che prodotti stranieri o di qualità inferiore vengano immessi sul mercato facendo leva in modo improprio sul richiamo al Made in Italy.
Le organizzazioni chiedono il pieno utilizzo delle tecnologie più avanzate, a partire dalla risonanza magnetica e dalla mappatura genetica e isotopica. Strumenti che possono consentire di ricostruire con maggiore precisione la provenienza delle olive e dell’olio, individuando eventuali anomalie rispetto a quanto dichiarato in etichetta o nei documenti di accompagnamento.
A queste tecniche dovrebbe affiancarsi il potenziamento della rete dei laboratori e una più efficace integrazione delle banche dati di Dogane, Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi e Agea. Centrale, in questa prospettiva, è il rafforzamento del Sistema informativo agricolo nazionale, che potrebbe favorire una tracciabilità più completa dei flussi di prodotto e permettere controlli incrociati più rapidi.
Secondo Coldiretti e Unaprol, la trasparenza non può limitarsi al rispetto formale dei parametri chimici, ma deve comprendere anche la qualità reale, le caratteristiche organolettiche e la provenienza del prodotto. Una tutela indispensabile per i consumatori, che devono poter scegliere in modo consapevole, ma anche per gli olivicoltori italiani che investono nella cura degli uliveti e nella produzione di extravergine di qualità.
La stretta arriva mentre si intensificano le verifiche sul territorio e cresce l’attenzione verso i traffici illeciti di olio. L’obiettivo dichiarato è colpire chi altera il mercato e trae profitto dalla vendita di prodotti non corrispondenti alle caratteristiche indicate, danneggiando contemporaneamente il reddito agricolo e la fiducia dei cittadini.
Prezzi dimezzati e costi in crescita, la crisi dell’olivicoltura
Il provvedimento viene adottato in una fase particolarmente complessa per il comparto olivicolo. Negli ultimi dodici mesi, secondo le elaborazioni del Centro Studi Divulga richiamate da Coldiretti, il prezzo dell’olio extravergine si è ridotto di circa il 50%, mentre i costi sostenuti dalle aziende agricole sono aumentati di oltre 200 euro per ettaro.
Una forbice che mette in difficoltà soprattutto le aziende di piccole e medie dimensioni, costrette a confrontarsi con l’aumento dei costi di manodopera, energia, fertilizzanti, trattamenti e gestione degli uliveti, senza ricevere una remunerazione adeguata per il prodotto conferito.
A pesare sono anche gli squilibri strutturali del mercato nazionale. L’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extravergine, a fronte di consumi pari a 461 milioni. Allo stesso tempo, ne esporta 318 milioni e ne importa ogni anno circa 545 milioni di litri.
Numeri che evidenziano la forte dipendenza dall’estero e la complessità dei flussi commerciali. Secondo Coldiretti e Unaprol, una parte consistente del prodotto importato rischia di essere valorizzata attraverso riferimenti all’italianità che possono confondere il consumatore, comprimendo ulteriormente i prezzi riconosciuti ai produttori nazionali.
Per il presidente di Coldiretti Calabria, Franco Aceto, la circolare rappresenta un risultato concreto nella difesa della filiera: «Con questa circolare viene ristabilita una regola di trasparenza e correttezza a tutela del vero Made in Italy. È una vittoria per gli agricoltori, per i consumatori e per tutti coloro che credono nella qualità e nella tracciabilità dell’olio extravergine italiano».
La sfida ora sarà rendere effettivo il provvedimento attraverso controlli capillari, strumenti di analisi moderni e una tracciabilità capace di seguire il prodotto dal campo fino allo scaffale. Solo così, secondo le organizzazioni agricole, sarà possibile difendere la qualità dell’extravergine, garantire informazioni corrette ai cittadini e riconoscere agli olivicoltori un reddito proporzionato al valore del loro lavoro.