La presentazioe del libro
La presentazioe del libro

Un pubblico numeroso e attento ha partecipato all’incontro dedicato alla raccolta poetica “Tra l’alba e l’aurora” di Giuseppe Giraldi, promosso dall’associazione Aria Nuova nel Centro Storico di Rende. La manifestazione ha rappresentato un momento di autentica partecipazione culturale, durante il quale cittadini, appassionati di poesia e amici del borgo si sono alternati nella lettura e nel commento dei testi.

Le poesie hanno accompagnato il pubblico attraverso i temi della memoria, della vita quotidiana, della fragilità umana e del rapporto con il territorio. Particolare attenzione è stata riservata ai componimenti in vernacolo, capaci di riportare alla luce suoni, immagini ed espressioni della tradizione rendese, accanto ai testi in lingua italiana, maggiormente orientati verso una dimensione intima e universale.

Il ricordo del poeta Alessandro Sicilia

Il presidente dell’associazione Aria Nuova, Valdo Vercillo, ha sottolineato l’importanza di mantenere vivo il tessuto culturale del Centro Storico attraverso iniziative capaci di valorizzare la creatività e la partecipazione dei cittadini.

Nel corso del suo intervento, Vercillo ha ricordato anche la figura del poeta Alessandro Sicilia, recentemente scomparso, richiamandone il contributo alla vita culturale e alla memoria della comunità.

A guidare l’incontro è stato Ruggero Ciancio, che ha moderato le letture con equilibrio e sensibilità, favorendo un clima di ascolto, confronto e condivisione.

La presenza di studiosi e rappresentanti delle istituzioni

Alla serata hanno preso parte, tra gli altri, il parroco di Rende e linguista don Domenico Sturino, lo storico Antonello Savaglio, il pedagogo Francesco Bossio, Gianpaolo Chiappetta, già consigliere e assessore regionale, e Umberto Bernaudo, già sindaco di Rende.

La presenza di studiosi, rappresentanti istituzionali e cittadini ha contribuito ad ampliare il confronto sui contenuti della raccolta e sul valore della poesia come strumento capace di custodire la memoria collettiva e alimentare il dialogo tra generazioni.

Una poesia tra lingua italiana e dialetto

Dalle letture è emersa una voce poetica matura e riconoscibile, collocata in uno spazio espressivo che unisce la linearità della tradizione lirica italiana alla vitalità della parola dialettale.

La scrittura di Giuseppe Giraldi si caratterizza per un lessico limpido e una sintassi essenziale. La chiarezza comunicativa non rinuncia però alla densità emotiva, costruita attraverso immagini tratte dall’esperienza diretta, dalle relazioni e dalla vita quotidiana.

I testi in italiano utilizzano prevalentemente misure brevi, come settenari e ottonari, senza escludere l’endecasillabo, sviluppando una musicalità naturale e mai artificiosa. Le poesie in dialetto assumono invece una dimensione più corporea e narrativa, profondamente radicata nella memoria orale e nella cultura popolare.

L’alternanza tra i due codici linguistici non genera una frattura, ma dà vita a un sistema complementare: l’italiano restituisce riflessione e universalità, mentre il dialetto offre immediatezza, concretezza e identità territoriale.

Memoria, terra e fragilità dell’esistenza

I principali nuclei tematici della raccolta riguardano la memoria familiare, il legame con la terra d’origine, il passare del tempo, la fragilità del corpo, la malattia, la guerra e la dimensione affettiva nelle sue forme più semplici e quotidiane.

L’autore affronta questi argomenti attraverso una poetica della misura. Evita l’enfasi, sceglie un tono colloquiale e controllato e costruisce le proprie immagini a partire dalla realtà, più che da un simbolismo astratto.

La raccolta si distingue così per coerenza interna, unità di voce e capacità di coniugare autobiografia, osservazione del reale e tensione etica. La semplicità diventa una scelta stilistica consapevole e la poesia si presenta come un atto di verità, radicato nella vita e nelle relazioni umane.

Il libro di Giraldi
Il libro di Giraldi

Tra l’aurora e l’alba, la poesia come passaggio

Uno dei simboli centrali del libro è la distinzione tra aurora e alba. L’aurora rappresenta il chiarore che anticipa il sole, mentre l’alba coincide con il suo sorgere. È proprio in quello spazio sospeso, tra la notte e il giorno, tra ciò che è e ciò che deve ancora diventare, che prende forma la poesia di Giraldi.

“Tra l’alba e l’aurora” è una raccolta costruita sul passaggio e sulla trasformazione, sui momenti di incertezza nei quali la luce non illumina completamente e l’ombra non riesce più a nascondere ogni cosa.

La poesia diventa così un ponte tra chi scrive e chi legge, tra il passato e il presente, tra l’individuo e la comunità. La tradizione italiana, da Carducci a Pascoli, da Ungaretti a Montale e Quasimodo, non viene proposta come modello da imitare, ma come patrimonio da attraversare e reinterpretare.

I ricordi della vita rurale e il legame con Rende

Il libro attraversa anche la vicenda personale dell’autore: la scrittura come forma di liberazione durante la giovinezza, la perdita dei primi quaderni, la passione per la lettura e il ritorno alla poesia nell’età matura.

Il percorso poetico assume quindi il significato di una ricomposizione, capace di dare continuità al tempo e di mettere in comunicazione il passato con il presente.

Accanto alle esperienze intime trovano spazio le tradizioni rurali del territorio: la raccolta delle castagne, delle olive e delle noci, il lavoro nei campi e i ritmi stagionali che scandivano la vita delle comunità contadine. Sono ricordi legati alla fatica, alla dignità e alla semplicità, ma anche ai profumi della legna, del vino nuovo e delle caldarroste.

Il legame con Rende attraversa l’intera raccolta ed emerge attraverso l’orgoglio dell’appartenenza, l’affetto, l’ironia e l’attenzione riservata alle persone e ai luoghi che compongono la storia della città.

Dolore, guerra e speranza

Nelle poesie trovano spazio anche la sofferenza, la perdita, l’amore e la possibilità di rinascere attraverso la memoria. Giraldi osserva il dolore con lucidità e tenerezza, riconoscendo nell’amore e nella sofferenza due esperienze fondamentali dell’esistenza.

Il mondo esterno entra nella raccolta attraverso le sue ferite, dalle guerre alle ingiustizie fino alla sofferenza dei popoli. Lo sguardo dell’autore diventa denuncia e indignazione, ricordando che il dolore non ha bandiere e che la vita umana conserva lo stesso valore in ogni parte del mondo.

Nonostante le ferite, la poesia continua però a offrire immagini di speranza: il seme che cresce nella terra, la luce che ritorna, la pazienza dell’attesa e la fiducia nella capacità della vita di rinnovarsi.

Il sindaco: «La cultura rafforza la comunità»

A conclusione dell’incontro, il sindaco Sandro Principe ha espresso apprezzamento per l’iniziativa, sottolineando come eventi di questo tipo contribuiscano a rafforzare il senso di comunità e a promuovere la cultura quale elemento stimolante della vita cittadina e dell’azione amministrativa.

Il primo cittadino ha evidenziato anche il valore della poesia come strumento capace di unire generazioni differenti e di restituire voce ai luoghi e alle persone che hanno costruito la storia di Rende.

La serata si è conclusa con l’auspicio condiviso che il Centro Storico possa continuare a ospitare occasioni di incontro e crescita culturale, confermando la propria vocazione di spazio vivo, aperto e partecipato.

“Tra l’alba e l’aurora” si presenta, in definitiva, come una casa di luce e memoria nella quale il lettore viene invitato a entrare senza fretta. Un libro che non chiude, ma apre; non definisce, ma rivela, facendo della poesia una forma di presenza, ascolto e riconoscimento.