Sette fontane pubbliche vengono dichiarate non potabili. In una vengono trovati coliformi totali ed Escherichia coli oltre i limiti consentiti. Passano pochi giorni, vengono effettuate nuove analisi e quattro di quelle fontane tornano potabili. Qualche settimana più tardi arriva il via libera anche per le altre tre. Tutto risolto. O forse no. Perché nella lunga sequenza di ordinanze, divieti, revoche e nuovi campionamenti sulla qualità dell’acqua delle fontane pubbliche di Cosenza manca ancora una risposta alla domanda più importante: che cosa è stato fatto, materialmente, tra le analisi che dichiaravano quell’acqua non potabile e quelle che l’hanno successivamente dichiarata nuovamente idonea al consumo umano?

La vicenda comincia il 10 agosto, quando il sindaco Franz Caruso dispone il divieto di utilizzo per il consumo umano dell’acqua erogata dalle fontane di Portapiana, Corso Vittorio Emanuele, Archi di Ciaccio, Villa Vecchia, Via Campagna, Piazza Piccola e Piazza Loreto. Il provvedimento arriva dopo le comunicazioni dell’Asp di Cosenza, Dipartimento di Prevenzione, sulla base delle analisi effettuate da Arpacal.

Per sei fontane vengono indicati genericamente parametri non conformi ai requisiti previsti dalla normativa sulle acque destinate al consumo umano. Per Piazza Loreto, invece, sappiamo qualcosa in più: le analisi evidenziano coliformi totali ed Escherichia coli oltre i limiti consentiti. A quel punto il Comune comunica di avere avviato, insieme agli organismi sanitari competenti, le attività necessarie al «ripristino della qualità dell’acqua» e i successivi controlli. Ed è proprio dentro quelle parole – «ripristino della qualità dell’acqua» – che manca un pezzo della storia. Perché ripristinare la qualità di un’acqua risultata non potabile significa necessariamente affrontare la causa che ha determinato la non conformità. Qual era quella causa? Una contaminazione della rete? Un problema localizzato nella fontana? Una condotta? Un serbatoio? Il punto terminale di erogazione? E soprattutto: quale intervento è stato effettuato per eliminarla?

Tre giorni dopo, il 13 agosto, arriva infatti la prima buona notizia. Piazza Loreto, Portapiana, Archi di Ciaccio e Corso Vittorio Emanuele tornano potabili. Il Comune fa sapere di avere attivato le «procedure necessarie al ripristino della qualità delle acque» e di avere successivamente fatto eseguire nuovi campionamenti in autocontrollo da un laboratorio accreditato. Le nuove analisi risultano conformi ai limiti di legge e il sindaco revoca i divieti. Ma quali siano state esattamente quelle «procedure» non viene spiegato. Sappiamo cosa è successo prima: acqua non conforme. Sappiamo cosa è successo dopo: acqua conforme. È molto meno chiaro cosa sia successo in mezzo. Lavaggio delle condotte? Disinfezione? Clorazione? Sanificazione dei punti di erogazione? Pulizia o interventi sui serbatoi? Sostituzione di qualche tratto della rete? E, soprattutto, era stata individuata l’origine della contaminazione?

Non sono curiosità tecniche. Se un’acqua viene dichiarata non potabile e successivamente torna potabile, sapere quale problema sia stato individuato e come sia stato risolto dovrebbe essere importante almeno quanto conoscere il risultato dell’ultima analisi. Anche perché per tre delle sette fontane il problema non si risolve immediatamente. Villa Vecchia, Via Campagna e Piazza Piccola restano interdette anche dopo i primi controlli successivi. Soltanto con nuovi campionamenti effettuati il 26 agosto da un laboratorio accreditato le analisi risultano conformi. Il 29 agosto viene quindi revocato anche per queste il divieto di utilizzo. Ancora una volta il risultato finale è rassicurante: l’acqua rispetta nuovamente i parametri previsti dalla legge. Ma ancora una volta resta da capire che cosa sia stato fatto per arrivare a quel risultato.

Piazza Loreto, il problema si ripresenta dopo poche settimane

La questione diventa ancora più evidente guardando quello che è accaduto a Piazza Loreto. Il 10 agosto nella fontana vengono rilevati coliformi totali ed Escherichia coli oltre i limiti. Il Comune attiva le procedure di ripristino. Vengono effettuati nuovi campionamenti. Il 13 agosto le analisi risultano conformi e la fontana viene nuovamente autorizzata per il consumo umano. Passano meno di quattro settimane. L’8 settembre arriva una nuova ordinanza del sindaco: **l’acqua di Piazza Loreto presenta nuovamente parametri non conformi e torna vietata per il consumo umano. **Ed è questo passaggio a rendere inevitabile una domanda. Se ad agosto era stata individuata e rimossa la causa della prima non conformità, **perché a settembre il problema si è presentato nuovamente? **E se invece quella causa non era stata individuata, su quali elementi – oltre naturalmente al nuovo campionamento risultato conforme – si è ritenuto che il problema fosse definitivamente superato?

Un’analisi conforme certifica la qualità dell’acqua prelevata in quel momento. Ma quando una non conformità si ripresenta nello stesso punto a distanza di poche settimane diventa legittimo chiedere qualcosa in più: **da dove nasce il problema? **Ed è proprio questo che dovrebbe essere spiegato ai cittadini. Non basta sapere che una fontana è stata chiusa e successivamente riaperta. Bisognerebbe conoscere i parametri risultati fuori norma, individuare l’origine della non conformità e rendere pubblici gli interventi effettuati per eliminarla.

Nel caso di Piazza Loreto, poi, sarebbe importante conoscere anche i parametri che hanno determinato il nuovo divieto di settembre. Perché mentre ad agosto era stata resa nota la presenza oltre i limiti di coliformi ed Escherichia coli, nel nuovo provvedimento le informazioni pubblicamente disponibili parlano genericamente di parametri non conformi.

Tra “non potabile” e “potabile”, resta da sapere cosa è stato fatto

Nessuno sta dicendo che oggi l’acqua delle abitazioni di Cosenza non sia potabile. E sarebbe scorretto utilizzare i risultati delle fontane per affermarlo. Il problema è un altro. Sette punti di erogazione pubblici hanno distribuito acqua risultata non conforme ai requisiti di potabilità. Sono stati chiusi. Sono stati effettuati interventi. Sono stati nuovamente analizzati e progressivamente riaperti. Uno di questi, Piazza Loreto, poche settimane dopo è risultato nuovamente non conforme.

A questo punto conoscere soltanto l’esito finale delle analisi non basta più. Il Comune dovrebbe rendere pubblico, fontana per fontana, che cosa è stato riscontrato, quale causa è stata individuata e soprattutto quali interventi sono stati effettuati sulla rete o sui singoli punti di erogazione prima di autorizzare nuovamente i cittadini a bere quell’acqua. Perché tra un’ordinanza che dice «non potabile» e quella successiva che dice «potabile» non può esserci soltanto un nuovo foglio di laboratorio. Bisogna sapere che cosa è stato fatto perché quell’acqua tornasse potabile. E, soprattutto dopo quello che è accaduto a Piazza Loreto, sarebbe il momento che qualcuno lo spiegasse.