​Capire che cosa contenga realmente una bottiglia di olio extravergine potrebbe diventare molto più semplice. Un gruppo di ricercatori dell’Università della Calabria, della Sapienza di Roma e dell’Università di Warwick ha messo a punto un sistema portatile a ultrasuoni capace di individuare la presenza di oli meno pregiati senza aprire la confezione e senza prelevare neppure una goccia.

​Lo studio scientifico e le firme della ricerca

​La ricerca è stata pubblicata online il 18 agosto 2026 sul Journal of Food Engineering, rivista scientifica internazionale edita da Elsevier. Lo studio porta la firma di Stefano Laureti, Rocco Zito, Francesco Simonetta e Giuseppe Fedele del Dimes dell’Università della Calabria, insieme a David Hutchins dell’Università di Warwick e Marco Ricci della Sapienza di Roma. Il titolo è An ultrasonic system and post-processing framework for measuring adulteration in edible oil directly from the bottle; il codice che consente di rintracciarlo è DOI 10.1016/j.jfoodeng.2026.113284. Il problema affrontato dai ricercatori è concreto. L’olio extravergine ha un valore commerciale superiore rispetto agli altri oli alimentari e proprio per questo può essere oggetto di adulterazioni: al prodotto più pregiato vengono aggiunti oli meno costosi, difficili da riconoscere osservando semplicemente il colore o assaggiandone una piccola quantità. Per accertare la composizione servono normalmente il prelievo di un campione e specifiche analisi di laboratorio.

​Come funziona la tecnologia a ultrasuoni

​Il sistema sperimentato dai ricercatori cambia il metodo. Due sensori vengono applicati all’esterno della bottiglia e inviano ultrasuoni attraverso il vetro e l’olio. Le onde attraversano il contenuto e restituiscono segnali differenti in base alle sue caratteristiche. Un programma elabora quei segnali e confronta la risposta ottenuta con quella dell’extravergine utilizzato come riferimento.

​Precisione dei test e controlli non distruttivi

Nelle prove di laboratorio il dispositivo è riuscito a distinguere l’extravergine puro dalle miscele preparate aggiungendo olio d’oliva raffinato e olio di sansa. Il sistema ha rilevato percentuali di adulterazione fino al 2 per cento. Il controllo avviene con la bottiglia chiusa, non altera il prodotto e può essere ripetuto sulla stessa confezione.
​I limiti attuali del prototipo sperimentale
​Questo non significa che domani ogni consumatore potrà passare un apparecchio sulla bottiglia acquistata al supermercato e ottenere una certificazione. Quello realizzato è ancora un prototipo sperimentale e i risultati dovranno essere verificati su un numero più ampio di oli, cultivar, annate, contenitori e condizioni di conservazione. Né il dispositivo sostituisce, allo stato attuale, le analisi ufficiali necessarie per contestare una frode.

​Le prospettive d'uso lungo la filiera

​La sua possibile utilità è però evidente. Uno strumento rapido e portatile potrebbe consentire di selezionare direttamente nei frantoi, negli stabilimenti, nei magazzini o nei punti di ingresso delle merci le bottiglie sospette da sottoporre successivamente agli esami di laboratorio. Invece di aprire e analizzare ogni confezione, si potrebbe effettuare un primo controllo non distruttivo su molte più bottiglie.

​Il ruolo della Calabria e il futuro dei controlli

La ricerca coinvolge direttamente la Calabria, una delle principali regioni olivicole italiane, dove la tutela dell’extravergine riguarda tanto i consumatori quanto i produttori che rispettano le regole. Il lavoro dei tre atenei non ha ancora consegnato agli ispettori una macchina pronta all’uso, ma ha dimostrato che l’olio aggiunto a una miscela può lasciare una traccia riconoscibile persino attraverso il vetro. E che, un giorno, per scoprire che cosa c’è davvero in una bottiglia potrebbe non essere più necessario aprirla.