Quanto costa un pasto negli ospedali di Reggio Calabria? Il dato che manca
La gara del GOM per le mense dei Riuniti e del Morelli aveva una base d’asta di 3,68 milioni di euro per 24 mesi. Per conoscere la spesa reale servono il numero dei pasti erogati, le fatture e le somme effettivamente liquidate.

Quanto costa nutrire un paziente ricoverato negli ospedali Riuniti e Morelli di Reggio Calabria? Una domanda apparentemente semplice, alla quale non è possibile rispondere basandosi soltanto sul valore della gara per il servizio di ristorazione del Grande Ospedale Metropolitano (GOM). La procedura avviata nel 2023 prevedeva, secondo il quadro economico ricostruito, una base d’asta di 3.680.556,87 euro per 24 mesi di ristorazione dei degenti. Dividendo l’importo per la durata prevista si ottiene una media teorica di circa 153.356 euro al mese. Una cifra che, tuttavia, non corrisponde necessariamente a quanto effettivamente versato al gestore. La base d’asta rappresenta infatti un riferimento economico della procedura, non una fattura. Per stabilire il costo reale del servizio bisogna conoscere quanti pasti siano stati preparati e distribuiti, quali prezzi siano stati applicati e quali somme siano state realmente pagate.
I documenti necessari per ricostruire la spesa
L’inchiesta punta a ricostruire i dati mensili del servizio dopo il subentro della società Scamar, distinguendo, ove possibile, tra i due presidi ospedalieri e tra colazioni, pranzi, cene, vitto ordinario e diete speciali. Per arrivare a un quadro attendibile occorre incrociare l’offerta economica definitiva con fatture, determine di liquidazione, certificati di regolare esecuzione ed eventuali ordini aggiuntivi. Tra gli elementi da approfondire figurano anche i riferimenti amministrativi a forniture di “generi extra”, il cui contenuto e peso economico non possono essere definiti senza esaminare gli atti specifici.
Il costo per paziente, una misura da verificare
Solo dopo aver acquisito questi dati sarà possibile calcolare il costo effettivo di una giornata alimentare e confrontarlo, con le dovute cautele, con quello di altri ospedali. Il confronto dovrà tenere conto dei servizi compresi nei singoli contratti: trasporto, distribuzione ai reparti, personale, lavaggio dei contenitori e attrezzature, che non sempre vengono contabilizzati nello stesso modo. Anche il numero dei degenti e la presenza di diete terapeutiche possono incidere sui costi. Al momento, la documentazione esaminata non consente di stabilire né il numero reale dei pasti mensili né le somme effettivamente pagate a Scamar. Il punto centrale dell’inchiesta è proprio questo: ricostruire la spesa pubblica attraverso dati verificabili, distinguendo gli importi programmati da quelli realmente sostenuti.