Dieci ore al giorno per 2,50 euro l’ora, scoperto un caso di sfruttamento in un maneggio
Un lavoratore straniero costretto ad accudire oltre venti cavalli senza adeguate protezioni. Il titolare avrebbe approfittato della sua condizione di vulnerabilità promettendogli un permesso di soggiorno. Disposti gli arresti domiciliari e il sequest

Giornate lavorative di dieci ore, sei giorni su sette, per una retribuzione di appena 2,50 euro all'ora. È la condizione di sfruttamento che, secondo gli investigatori, avrebbe subito un cittadino extracomunitario impiegato in un maneggio della provincia di Crotone. L'uomo sarebbe stato incaricato di occuparsi quotidianamente di oltre venti cavalli, provvedendo alla loro cura e alla pulizia degli stalli, senza ricevere adeguati dispositivi di protezione individuale. Una situazione emersa attraverso gli accertamenti coordinati dalla Procura della Repubblica di Crotone, che hanno portato alla luce condizioni lavorative ritenute gravemente lesive dei diritti del lavoratore.
La promessa di un permesso di soggiorno per approfittare dello stato di bisogno
Al centro dell'inchiesta anche la particolare vulnerabilità della vittima, che si trovava in Italia senza un regolare permesso di soggiorno. Secondo la ricostruzione accusatoria, il titolare del maneggio avrebbe approfittato proprio di questa condizione, prospettando al lavoratore la possibilità di ottenere un aiuto per regolarizzare la propria permanenza sul territorio nazionale. Una promessa che, stando alle indagini, sarebbe stata utilizzata per convincerlo ad accettare condizioni di impiego particolarmente gravose e una remunerazione del tutto sproporzionata rispetto alle mansioni svolte. Gli inquirenti ipotizzano dunque un sistematico sfruttamento fondato sullo stato di necessità e sulla posizione di fragilità dell'uomo.
Titolare agli arresti domiciliari e strutture sottoposte a sequestro
L'attività investigativa condotta dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro, sotto il coordinamento della Procura crotonese, si è conclusa con l'applicazione degli arresti domiciliari nei confronti del proprietario del maneggio. L'imprenditore è indagato per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, comunemente definito caporalato. Contestualmente, i militari hanno eseguito il sequestro preventivo dei box destinati agli animali e degli altri manufatti presenti nella struttura. Il caso riporta l'attenzione sul fenomeno dello sfruttamento lavorativo, che può colpire soprattutto persone in condizioni di particolare vulnerabilità economica e sociale. Le responsabilità dell'indagato dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento giudiziario.