Omicidio Bergamini, l’appello entra nel vivo
Respinte le eccezioni della difesa, fissate le udienze e la sentenza attesa per il 9 luglio
Il processo d’appello per l’omicidio di Donato Bergamini, morto il 18 novembre 1989 lungo la Statale 106 a Roseto Capo Spulico, entra nel vivo senza rallentamenti. La Corte d’assise d’appello di Catanzaro, presieduta da Piero Santese con Domenico Commodaro a latere, ha rigettato tutte le eccezioni sollevate dalla difesa, alcune delle quali miravano al rinnovo dell’istruttoria dibattimentale. La decisione consente al giudizio di proseguire secondo il calendario fissato.
Il calendario delle udienze e le parti in aula
La prossima udienza è stata fissata al 26 maggio, data in cui il pubblico ministero Luca Primicerio terrà la requisitoria, seguita dalle richieste delle parti civili, rappresentate dagli avvocati Fabio Anselmo, Alessandra Pisa e Silvia Galeone. L’11 giugno sarà la volta della difesa, con le arringhe degli avvocati Angelo Pugliese e Cataldo Intrieri, legali di Isabella Internò, ex fidanzata del calciatore, condannata in primo grado a 16 anni di reclusione. La sentenza è attesa per il 9 luglio.
Dalla tesi del suicidio alla condanna di primo grado
Archiviato inizialmente come suicidio, il caso Bergamini è stato riaperto più volte fino al rinvio a giudizio del 20 settembre 2021 disposto dal gup di Castrovillari. L’azione giudiziaria è stata riattivata grazie al lavoro dell’avvocato Anselmo, che tutela la sorella del calciatore, Donata, presente in aula. Il 1° ottobre 2024 la Corte d’Assise di Cosenza ha condannato Internò: secondo l’accusa, Bergamini fu soffocato e il corpo poi collocato sulla statale, dove venne travolto da un camion, escludendo la ricostruzione del suicidio sostenuta per anni.