Operazione Teorema a Crotone, Fabio Manica al centro del sistema
Inchiesta su corruzione e appalti pubblici, al centro il consigliere. Sequestri per quasi 400 mila euro
Ciclone giudiziario sulla Provincia di Crotone. Venti persone risultano indagate tra politici, professionisti e colletti bianchi, nell'ambito dell'operazione 'Teorema', condotta dal Nucleo mobile della Guardia di Finanza locale e coordinata dalla Procura della Repubblica. I reati contestati, a vario titolo, sono corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato, frode nelle pubbliche forniture e falso ideologico. L'indagine riguarda Fabio Manica (47 anni), Giacomo Combariati (41), Luca Bisceglia (51), Rosaria Luchetta (47), Alessandro Vallone (44), Vicky Ingarozza (42), Francesco Manica (50), Luca Vincenzo Mancuso (45), Andrea Esposito (46), Gaetano Caccia (49), Domenico Zizza (61), Francesco Mario Benincasa (60), Raffaele Cavallaro (59), Giuseppe Marinello (47), Adriano Astorino (48), Antonio Otranto (55), Michele Scappatura (56), Bina Fusaro (40), Caterina Scavo (30), Salvatore Valente (43).
Il ruolo centrale attribuito a Fabio Manica
Al centro dell'indagine figura Fabio Manica, consigliere comunale di Forza Italia ed ex vicepresidente, fino a pochi giorni fa presidente facente funzione, della Provincia di Crotone. Manica è stato rieletto consigliere provinciale domenica 29 marzo. Secondo gli inquirenti sarebbe stato il "dominus assoluto" di un sistema illecito in grado di drenare centinaia di migliaia di euro dalle casse pubbliche attraverso l'affidamento di lavori di edilizia scolastica.
Il sistema degli appalti e il meccanismo contestato
Un meccanismo definito dagli investigatori di "disarmante semplicità". Manica, sfruttando le sue deleghe all'edilizia scolastica e alla Stazione unica appaltante, avrebbe pilotato l'assegnazione di incarichi in vari istituti superiori. I lavori - secondo gli investigatori - venivano frazionati per rimanere sotto la soglia di legge e consentire l'affidamento diretto a un "cartello di fedelissimi", azzerando di fatto la concorrenza.
La rete tecnica e il flusso di denaro
L'ossatura tecnica dell'organizzazione era garantita dai coniugi Luca Bisceglia (ingegnere) e Rosaria Luchetta (architetto) i quali, una volta incassato il pagamento dalla Provincia, restituivano parte dei fondi a una ditta, la Sinergyplus di Giacomo Combariati. Da qui, il denaro tornava a Manica, che lo avrebbe prelevato materialmente tramite un bancomat intestato allo stesso Combariati.
Prestanome, consulenti e strategia per mascherare i flussi
Per schermare il conflitto d'interessi e mascherare il flusso di denaro, il gruppo si sarebbe avvalso di prestanome e consulenti. Tra questi, il commercialista Alessandro Vallone, la cognata di Manica, Vicky Ingarozza (per l'intestazione fittizia di quote societarie), e il fratello, l'avvocato Francesco Manica, considerato lo stratega legale del sodalizio.
Sequestri e sviluppi dell’inchiesta
L'operazione è culminata con un sequestro preventivo di quasi 400.000 euro, di cui 172.000 considerati profitto diretto della corruzione. I sigilli sono scattati per immobili, auto e conti correnti. Le indagini proseguono per accertare nel dettaglio ruoli e responsabilità all'interno di un sistema che, secondo l'accusa, avrebbe inciso in maniera significativa sulla gestione degli appalti pubblici nel territorio crotonese.