Strage dei quattro braccianti, i difensori dei due indagati chiedono il riesame
Presentata istanza al Tribunale della Libertà di Catanzaro. I familiari delle vittime afghane attendono l'esito degli esami per il rimpatrio delle salme.
I difensori contestano alcuni aspetti dell'impianto accusatorio. Intanto i familiari delle vittime attendono il completamento delle procedure di identificazione.
La richiesta al Tribunale della Libertà
Nuovo sviluppo nell'inchiesta sulla morte dei quattro braccianti stranieri trovati senza vita all'interno di un'auto incendiata lo scorso 1° giugno in una stazione di servizio lungo la Statale 106, nel territorio di Amendolara. I legali dei due cittadini pakistani arrestati nell'ambito delle indagini hanno presentato un'istanza di riesame al Tribunale della Libertà di Catanzaro chiedendo una rivalutazione della misura cautelare disposta nei loro confronti.
Secondo quanto emerge, la difesa avrebbe evidenziato presunte criticità formali negli atti e avanzato ricostruzioni differenti rispetto a quelle formulate dagli investigatori, soffermandosi in particolare sulle motivazioni che avrebbero portato al tragico episodio.
Le indagini sull'omicidio dei quattro braccianti
I due trentunenni pakistani sono accusati dell'omicidio di quattro lavoratori agricoli stranieri morti nell'incendio dell'autovettura. Le vittime sono il pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e tre cittadini afghani: Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, e Safi Iayjad, 27 anni.
L'inchiesta prosegue per chiarire ogni aspetto della vicenda e ricostruire con precisione la dinamica dei fatti che hanno portato alla morte dei quattro giovani, un caso che ha suscitato forte emozione e attenzione sia in Calabria sia nelle comunità straniere coinvolte.
Familiari in attesa dell'identificazione delle vittime
Nel frattempo ad Amendolara sono arrivati i familiari dei tre cittadini afghani deceduti. I parenti hanno già effettuato gli esami genetici necessari per completare le procedure di identificazione ufficiale delle salme e attendono ora i risultati degli accertamenti.
Una volta concluse le verifiche, potranno essere avviate le pratiche per il rimpatrio delle vittime e l'organizzazione delle esequie nei Paesi d'origine. Per quanto riguarda Waseem Khan, invece, nessun familiare sarebbe ancora giunto in Italia, anche se risultano in corso contatti con alcuni parenti per definire le procedure necessarie.