Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, affida a un video pubblicato su Instagram la sua risposta alle notizie sull’indagine relativa ai rimborsi per l’auto di servizio. Un intervento diretto, dai toni decisi, in cui parla apertamente di “gogna mediatica” e respinge ogni accusa.

“Non ho commesso alcun reato”, la difesa nel video

Nel filmato, il governatore esordisce con un riferimento alle voci circolate nei mesi scorsi sulle sue condizioni di salute: “Sto benissimo”, afferma. Poi entra nel merito della vicenda giudiziaria: “Non ho mai commesso alcun illecito penale”, ribadisce, citando i titoli di alcuni quotidiani che parlano di truffa per una somma di 3.800 euro. “In questi anni ho gestito miliardi di euro – aggiunge – se non fossi stato una persona per bene non sarebbe certo questa la questione”.

Il passaggio del fascicolo da Catanzaro a Roma

L’inchiesta, per una questione tecnica legata alla competenza territoriale, è passata dalla Procura di Catanzaro a quella di Roma. Secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, l’ipotesi di truffa aggravata si configurerebbe nel luogo in cui sarebbero stati accreditati i bonifici dei rimborsi, ossia su un conto bancario nella Capitale. I magistrati romani dovranno ora valutare gli elementi raccolti, tra cui il contributo mensile previsto per il noleggio dell’auto di rappresentanza e ulteriori costi sostenuti dalla Regione.

La denuncia contro la “gogna mediatica” e gli insulti online

Nel video Occhiuto punta il dito contro la diffusione delle notizie e contro i commenti apparsi sui social. “Articoli rilanciati in rete diventano occasione per insulti e accuse”, afferma, annunciando di aver presentato centinaia di querele e di voler chiedere risarcimenti a chi lo diffama. “È giusto che i leoni da tastiera siano puniti”, sostiene.

Indagini nella fase preliminare

Il presidente rivendica la correttezza del proprio operato e la fiducia ricevuta dai calabresi. L’indagine resta nella fase preliminare e ogni eventuale responsabilità dovrà essere accertata dall’autorità giudiziaria competente, nel pieno rispetto delle garanzie previste dalla legge.