Si è concluso con una condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione il processo per il rapimento della neonata Sofia Cavoto, sottratta dalla clinica “Sacro Cuore” di Cosenza. Il giudice ha emesso il verdetto al termine del rito abbreviato, riconoscendo la responsabilità di Rosa Vespa, unica imputata nella vicenda. La pena risulta inferiore rispetto agli otto anni richiesti dal pubblico ministero.

Ricostruzione dei fatti e ruolo dell’imputata

Secondo quanto emerso in aula, la donna avrebbe portato via la piccola subito dopo la nascita, al termine di una vicenda che ha profondamente scosso l’opinione pubblica. Gli elementi raccolti durante le indagini hanno delineato un’azione ritenuta consapevole, escludendo l’ipotesi di un gesto legato a uno stato psicotico.

Attenuanti e risarcimento alla famiglia

Nel dispositivo, il giudice ha concesso le attenuanti generiche e disposto anche una provvisionale di 15mila euro in favore della famiglia della bambina, costituita parte civile. Il procedimento di primo grado si chiude così con una condanna che riconosce la gravità dei fatti, mentre restano aperte le eventuali fasi successive dell’iter giudiziario.