Migranti morti in esplosione barca, assolti in appello due finanzieri
Il collegio giudicante, presieduto da Antonio Battaglia, ha ribaltato la sentenza emessa dal Gup di Crotone nel maggio 2024, che aveva inflitto due anni di reclusione, con pena sospesa, al capitano Vincenzo Barbangelo e al maresciallo Andrea Novelli
La Corte d’appello di Catanzaro ha assolto i due militari della Guardia di finanza condannati in primo grado per la morte di quattro migranti nell’esplosione dell’imbarcazione Heaven, avvenuta il 30 agosto 2020 al largo di Crotone. Il collegio giudicante, presieduto da Antonio Battaglia, ha ribaltato la sentenza emessa dal Gup di Crotone nel maggio 2024, che aveva inflitto due anni di reclusione, con pena sospesa, al capitano Vincenzo Barbangelo e al maresciallo Andrea Novelli. In appello, la Corte ha accolto integralmente le tesi difensive, disponendo l’assoluzione degli imputati.
I fatti e il ribaltamento della sentenza
La vicenda giudiziaria trae origine dall’incendio e dalla successiva esplosione del veliero Heaven, intercettato con 20 migranti a bordo nel tratto di mare tra Praialonga e Simeri, mentre veniva condotto verso il porto di Crotone sotto il controllo delle unità navali della Guardia di finanza. Nell’esplosione persero la vita quattro persone, tra cui Omar Ali Osman e Abdirahman Nur Abdullahi. In primo grado, l’accusa aveva contestato ai militari negligenza e imperizia, sostenendo che non fosse stato effettuato il trasbordo dei migranti su unità più sicure. Una ricostruzione che aveva portato alla condanna, nonostante la perizia tecnica non avesse chiarito con certezza le cause dell’innesco dell’incendio.
Il contesto umano e la chiusura del caso
Con la decisione della Corte d’appello, escono definitivamente dal procedimento tutti i militari coinvolti. Già in primo grado, infatti, era stato disposto il non luogo a procedere per altri due finanzieri presenti a bordo, rimasti feriti durante l’esplosione. La vicenda aveva suscitato profonda emozione anche per quanto accaduto subito dopo il rogo: gli stessi militari, pur feriti, si erano gettati in mare per soccorrere i superstiti. Un comportamento che inizialmente aveva ricevuto il plauso delle istituzioni e che, dopo anni di processo, torna oggi al centro di una vicenda giudiziaria chiusa con l’assoluzione definitiva in appello.