Stop alle ricerche di Rahel nell'area universitaria
Si sono concluse ieri le perlustrazioni nell'area universitaria di Rende, senza risultati. Le ricerche della 26enne proseguono in altri territori

Si è chiusa senza esito, lunedì 2 novembre, la fase delle ricerche di Rahel Gebrezgi Mengesha concentrata nell'area universitaria di Arcavacata, nel territorio di Rende. Della studentessa di 26 anni dell'Università della Calabria non si hanno più notizie dal 19 ottobre scorso. Le operazioni condotte nei pressi del campus universitario e nelle zone circostanti non hanno consentito di individuare elementi decisivi per ricostruire gli spostamenti della giovane. La chiusura delle perlustrazioni nell'area universitaria non rappresenta, tuttavia, la conclusione delle attività finalizzate al suo ritrovamento. Le ricerche si spostano adesso verso altre zone, nel tentativo di ampliare il campo degli accertamenti e individuare eventuali tracce della studentessa. Al momento non risultano indicazioni ufficiali sulle nuove aree interessate dalle operazioni. Nei giorni precedenti erano stati impegnati anche i tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico calabrese, con squadre specializzate e l'impiego di droni per controllare le aree più difficilmente accessibili. Alle attività di ricerca hanno partecipato diverse componenti del sistema dei soccorsi, mentre la Croce Rossa Italiana ha confermato il proprio coinvolgimento nelle operazioni.
La scomparsa del 19 ottobre e gli ultimi giorni alle Maisonettes
Rahel, originaria dell'Etiopia, frequentava il secondo anno della laurea magistrale in Chimica all'Università della Calabria e viveva negli alloggi universitari delle Maisonettes insieme ad altre due studentesse. È proprio da questo contesto che, il 19 ottobre, si perdono le sue tracce. Da allora non sono emerse notizie certe sulla sua posizione né elementi sufficienti a chiarire cosa sia accaduto dopo l'allontanamento. La vicenda ha suscitato una forte preoccupazione nella comunità accademica, che si è mobilitata attraverso appelli e iniziative per favorire la raccolta di informazioni. Anche l'Università della Calabria ha espresso vicinanza alle persone coinvolte, assicurando la propria collaborazione con le autorità. Nel frattempo, il fratello della studentessa è arrivato dalla Germania per seguire da vicino le ricerche. Alcune testimonianze raccolte nell'ambiente universitario descrivono una giovane che, nell'ultimo periodo, avrebbe manifestato una condizione di profondo malessere. Lazar, frequentatore della comunità internazionale del campus, aveva raccontato di incontrare spesso Rahel al bar delle Maisonettes e di averla sentita esprimere preoccupazioni legate alla propria situazione personale. Secondo il suo racconto, la studentessa avrebbe anche cercato assistenza nelle settimane precedenti alla scomparsa. Si tratta di testimonianze che contribuiscono a ricostruire il contesto, ma che non consentono di formulare conclusioni sulle ragioni del suo allontanamento.
La presunta violenza di giugno e l'accesso al Pronto soccorso
Tra gli elementi più delicati emersi dalle ricostruzioni giornalistiche figurano alcuni episodi risalenti ai mesi precedenti alla scomparsa. Rahel avrebbe riferito di aver subito una violenza sessuale il 16 o il 17 giugno 2026. Un episodio sul quale, al momento, non risultano conferme ufficiali da parte delle autorità competenti. La vicenda sarebbe tornata al centro delle preoccupazioni della studentessa anche a distanza di quattro mesi. Il 16 ottobre, appena tre giorni prima della scomparsa, la giovane si sarebbe infatti presentata al Pronto soccorso perché preoccupata per le possibili conseguenze di quanto riferito. In particolare, avrebbe temuto una gravidanza e avrebbe dovuto sottoporsi ad alcuni accertamenti, tra cui il dosaggio delle beta-hCG attraverso un prelievo del sangue. Secondo la ricostruzione disponibile, tuttavia, Rahel si sarebbe allontanata dalla struttura sanitaria prima di completare gli esami. Non sarebbe stato quindi possibile ottenere, attraverso quegli accertamenti, una risposta al timore che l'aveva condotta in ospedale. Si tratta di circostanze che richiedono ulteriori verifiche e che non possono essere considerate una spiegazione della successiva scomparsa.
Il possibile intervento della polizia e la richiesta di aiuto
Un altro passaggio ancora da chiarire riguarda quanto sarebbe accaduto durante la permanenza della studentessa in ospedale. Dopo il colloquio con il personale sanitario, sarebbe stato avvisato un agente di polizia per accompagnare Rahel in Questura, dove avrebbe potuto formalizzare una denuncia relativa alla presunta violenza subita. Anche in questo caso, secondo le informazioni raccolte, la ragazza si sarebbe allontanata prima di raggiungere gli uffici di polizia. Non è chiaro cosa l'abbia spinta a interrompere quel percorso, né se nei giorni successivi abbia avuto ulteriori contatti con le forze dell'ordine. La sequenza degli avvenimenti non risulta accompagnata da una ricostruzione ufficiale della Questura. Tra le circostanze da approfondire figura anche l'ipotesi che Rahel, nei mesi successivi all'episodio di giugno, possa essersi rivolta a un centro antiviolenza. Una possibilità che, allo stato attuale, non ha trovato conferme. Un ulteriore elemento riguarda il mese di luglio, quando la giovane avrebbe richiesto all'Università della Calabria un anticipo economico sulla propria borsa di studio. Anche questo episodio, considerato isolatamente, non consente di stabilire alcun collegamento con la presunta violenza o con la scomparsa.
Il presunto biglietto d'addio e gli interrogativi ancora aperti
Nella ricostruzione degli ultimi giorni di Rahel compare anche la notizia di un presunto biglietto d'addio che una delle coinquiline avrebbe consegnato in Questura. Un elemento particolarmente delicato, sul quale non risultano conferme ufficiali e che non può essere interpretato come prova delle intenzioni della studentessa. Le testimonianze sul suo stato emotivo, il presunto episodio di violenza, l'accesso al Pronto soccorso e gli altri particolari emersi rappresentano aspetti da verificare, senza che sia possibile stabilire un rapporto di causa ed effetto con la scomparsa. La certezza, al momento, è che dal 19 ottobre Rahel non ha più dato notizie di sé. La conclusione delle ricerche nell'area di Arcavacata, avvenuta sabato, segna dunque un cambiamento nella distribuzione territoriale delle operazioni, ma lascia aperta la questione principale: dove si trovi oggi la giovane. L'attenzione si concentra adesso sulle altre zone verso le quali vengono indirizzate le ricerche, mentre familiari, amici e comunità universitaria continuano ad attendere notizie. Ogni eventuale segnalazione attendibile potrebbe contribuire a ricostruire gli spostamenti della studentessa e offrire nuovi elementi alle autorità impegnate nel suo ritrovamento.