Il Ponte sullo Stretto torna al centro del dibattito politico e giudiziario. A rilanciare il tema è il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, intervenuto al Meeting di Rimini durante la tavola rotonda “Il Paese che si muove”.

«Il ponte è l’unica opera pubblica non ancora partita ma già indagata», ha affermato Salvini, facendo riferimento agli esposti presentati alla Procura della Repubblica di Roma. Il ministro ha quindi ironizzato sulla vicenda: «Io mi sono autodenunciato, non c’è bisogno del Dna: ignoto 1, ignoto 2, l’ignoto fa il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti».

«I ponti servono ad avvicinare»

Salvini ha difeso ancora una volta il valore strategico dell’opera, sottolineando come i ponti siano pensati per «avvicinare uomini, donne, popoli, territori e culture».

Secondo il ministro, però, in Italia il confronto sulle grandi infrastrutture continua a trasformarsi in uno scontro politico. «Solo in Italia si fanno le guerre sulle infrastrutture», ha detto, sostenendo che alcune opposizioni al progetto sarebbero legate più al contesto politico che al merito dell’opera.

L’affondo sulle critiche in Calabria e Sicilia

Salvini ha poi richiamato anche le posizioni contrarie emerse in Sicilia e Calabria, ricordando come alcuni detrattori descrivano il Ponte come una sorta di imposizione esterna sui territori.

Il vicepremier ha respinto questa lettura e ha accusato parte della politica di aver cambiato posizione negli anni: «C’è gente che era a favore del ponte dieci anni fa ma, siccome adesso è il ponte di Salvini, non lo vuole più».

La grande infrastruttura tra Calabria e Sicilia resta così uno dei principali terreni di confronto politico nazionale, tra iter ancora da completare, polemiche e attesa per l’avvio effettivo dei lavori.