Lo sciopero degli autotrasportatori ha creato disagi anche alla ristorazione
Lo sciopero degli autotrasportatori ha creato disagi anche alla ristorazione

Non sono vuoti soltanto i frigoriferi delle case. Si stanno svuotando anche quelli dei ristoranti. A Cosenza, dove nei supermercati è diventato difficile trovare persino una carota, la mancanza di generi alimentari sta mostrando tutte le sue conseguenze. E non riguarda soltanto le famiglie che non riescono a fare la spesa. Riguarda anche chi, con il cibo, ci lavora ogni giorno. Nelle cucine le scorte si consumano rapidamente. Le verdure fresche sono tra i primi prodotti a mancare, insieme agli altri alimenti che richiedono rifornimenti frequenti. Per i ristoratori significa dover rivedere i menù, rinunciare ad alcune preparazioni e organizzare il servizio sulla base degli ingredienti ancora disponibili. Quando finiscono anche le ultime scorte, non resta molto da cucinare. Un ristorante non è un supermercato. Non può accumulare quantità illimitate di alimenti freschi, né sostituire continuamente gli ingredienti senza modificare quello che propone ai clienti. Il cuoco può inventare un piatto con quello che trova in dispensa, ma non può inventarsi le materie prime che non ci sono.

Trattorie, pizzerie e ristoranti senza forniture: la crisi dei prodotti freschi

Le difficoltà riguardano soprattutto le attività che lavorano con prodotti freschi e acquistano quotidianamente dai fornitori. Una trattoria che prepara piatti della tradizione calabrese ha bisogno di verdure, carni, formaggi e altri ingredienti. Una pizzeria deve poter contare su mozzarella e prodotti per le farciture. Un ristorante di pesce deve ricevere il pescato e conservarlo correttamente. Se i rifornimenti non arrivano, il problema non è più scegliere che cosa mettere nel menù, ma capire che cosa sia ancora possibile preparare. L'allarme è confermato da Aigrim-Fipe, l'associazione delle imprese della grande ristorazione, che il 21 ottobre ha denunciato le prime chiusure di locali nel Mezzogiorno per la mancanza di forniture. Calabria, Sicilia e Campania figurano tra le regioni maggiormente interessate dalle difficoltà di approvvigionamento. I prodotti più problematici sono ortofrutta fresca e surgelati, indispensabili per il normale funzionamento delle cucine. La situazione descritta dall'associazione riguarda soprattutto la ristorazione organizzata, ma rende evidente un problema che può essere ancora più difficile da affrontare per i piccoli esercizi indipendenti. Trattorie familiari, pizzerie e ristoranti di quartiere non dispongono necessariamente di grandi magazzini o di reti alternative di distribuzione. Dipendono dai fornitori abituali e dalla regolarità delle consegne.

Agricoltori e autotrasportatori, lo sciopero rivela il peso di due categorie indispensabili

Quello che sta accadendo dimostra soprattutto una cosa: lo sciopero degli autotrasportatori e la mobilitazione degli agricoltori hanno reso visibile il peso reale di due categorie senza le quali l'intera filiera alimentare non può funzionare. Finché le merci arrivano regolarmente, il loro lavoro viene dato quasi per scontato. Bastano pochi giorni di interruzione perché supermercati, mercati alimentari e ristoranti debbano fare i conti con la mancanza di prodotti. Non è soltanto una dimostrazione di forza. È la dimostrazione concreta di quanto il lavoro di chi coltiva la terra e di chi trasporta le merci sia indispensabile alla vita quotidiana di un Paese. Per anni agricoltori e autotrasportatori hanno denunciato difficoltà economiche, costi di esercizio sempre più pesanti e condizioni di lavoro che considerano insostenibili. La protesta ha portato queste rivendicazioni fuori dai campi e dalle cabine dei camion, fino agli scaffali dei supermercati e alle cucine dei ristoranti.

Una filiera alimentare che si ferma: produttori, trasportatori e ristoratori sono legati

E la ristorazione, che oggi deve fare i conti con le difficoltà di approvvigionamento, appartiene alla stessa filiera. Il ristoratore ha bisogno dell'agricoltore che produce, del trasportatore che consegna e del distributore che rifornisce. Non sono categorie contrapposte, ma lavoratori e imprese legati gli uni agli altri. La protesta ha mostrato anche quanto sia fragile un sistema alimentare che dipende dalla continuità dei trasporti. Non basta avere campi coltivati, allevamenti e aziende di trasformazione se poi i prodotti non riescono a raggiungere i luoghi dove devono essere venduti o utilizzati.

Caro carburanti e proteste, adesso le risposte devono arrivare dal governo

Adesso la questione non può essere liquidata come un semplice problema di circolazione delle merci. Le rivendicazioni di agricoltori e autotrasportatori chiedono risposte economiche e politiche. Ed è al governo che spetta affrontarle, intervenendo sulle condizioni che hanno portato alla mobilitazione, anziché limitarsi a gestirne le conseguenze. I frigoriferi vuoti delle famiglie e quelli dei ristoranti raccontano la stessa realtà: il cibo non arriva da solo sulle nostre tavole. Dietro ogni prodotto ci sono persone che coltivano, allevano, raccolgono, trasformano e trasportano. Senza il loro lavoro si ferma tutto. Lo sciopero lo ha dimostrato. Ora la risposta deve arrivare da chi governa, non da chi protesta.