Sono 650 le famiglie calabresi che attendono da mesi risposte sul proprio futuro occupazionale. Al centro della vertenza ci sono i lavoratori ex Abramo, oggi dipendenti di Konecta R, e il progetto di digitalizzazione delle cartelle sanitarie sul quale, secondo le organizzazioni sindacali, restano ancora diversi nodi da chiarire. A pochi giorni dalla convocazione del tavolo di confronto richiesto unitariamente dai sindacati con la Regione Calabria e l'azienda, Slc Cgil Calabria, Fistel Cisl, Uilfpl Uil e Ugl Telecomunicazioni tornano a sollecitare risposte concrete sul piano di rilancio e sul ruolo che la Regione dovrà assumere nella prosecuzione del progetto.

Il tavolo con Regione e azienda

L'obiettivo del confronto, spiegano le organizzazioni sindacali in una nota unitaria, è fare chiarezza sull'andamento del progetto di digitalizzazione delle cartelle sanitarie e comprendere definitivamente in cosa consista il piano di rilancio aziendale di cui si parla ormai da mesi. Il tema si inserisce in un percorso più ampio di digitalizzazione della sanità calabrese, sul quale la Regione ha già avviato diversi interventi. Tra questi, anche il piano dell'Asp di Cosenza per la digitalizzazione dei servizi sanitari e il superamento delle agende cartacee, un processo che punta a rendere più tracciabili e integrate le informazioni sanitarie. Il percorso di digitalizzazione della sanità calabrese è stato al centro di precedenti approfondimenti di Calabria News 24. Per i sindacati, però, resta da capire quale sarà concretamente il ruolo della Regione nel progetto Konecta e quali prospettive ci siano per i lavoratori coinvolti.

«Dicembre è alle porte»

Il fattore tempo pesa sulla vertenza. I sindacati sottolineano infatti che dicembre è ormai vicino e che, contestualmente, si avvicina anche la scadenza degli ammortizzatori sociali. «650 famiglie calabresi attendono ormai da mesi che tanti nodi vengano sciolti», affermano le organizzazioni sindacali, annunciando che Regione e azienda saranno chiamate a confrontarsi sulle proprie responsabilità. Nel mirino finisce anche il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, indicato dalle sigle sindacali come il grande assente della vicenda. Secondo quanto denunciato nella nota, da mesi viene attesa la convocazione del tavolo di monitoraggio ministeriale.

Il progetto pilota e il ruolo del ministero

I sindacati chiedono anche spiegazioni sul futuro del progetto che era stato presentato come un'esperienza innovativa e pilota nel campo della digitalizzazione. La domanda posta dalle organizzazioni è se quel progetto, inizialmente indicato come possibile modello per altre regioni italiane, possa ancora essere sostenuto e sviluppato oppure rischi di perdere definitivamente la propria funzione. Un interrogativo che si lega anche alla gara indetta da Ipzs, arrivata secondo i sindacati quattro mesi dopo l'accordo del 19 dicembre, sempre nell'ambito della digitalizzazione, senza quelle che le organizzazioni definiscono garanzie sufficienti per i lavoratori calabresi recentemente contrattualizzati da Konecta R.

La riqualificazione dei lavoratori

Nella loro nota, le organizzazioni sindacali richiamano anche le recenti dichiarazioni dell'amministratore delegato di Tim e presidente di Asstel, secondo cui nei prossimi anni potrebbero esserci fino a 100mila esuberi nell'indotto dei call center. Tra le possibili risposte indicate viene citata la riqualificazione dei lavoratori verso attività legate alla digitalizzazione della pubblica amministrazione. È proprio su questo punto che i sindacati rivendicano l'esperienza calabrese: secondo le organizzazioni, nella regione un percorso di questo tipo è già stato avviato e dovrebbe quindi essere accompagnato e sostenuto dalle istituzioni nazionali. Le domande, spiegano, saranno rivolte alla Regione Calabria durante il prossimo confronto e successivamente saranno portate all'attenzione dei ministeri competenti.

«Nessun posto di lavoro deve andare perso»

La vertenza arriva così a una fase considerata decisiva dalle organizzazioni sindacali. Se non dovessero arrivare risposte concrete e garanzie sul futuro occupazionale, Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilfpl Uil e Ugl Telecomunicazioni annunciano nuove iniziative di mobilitazione insieme alle lavoratrici e ai lavoratori. L'obiettivo dichiarato è difendere tutti i 650 posti di lavoro degli ex dipendenti Abramo oggi in Konecta R e, allo stesso tempo, utilizzare questa vicenda per aprire una riflessione più ampia sul futuro del settore dei call center in Calabria. Secondo i sindacati, infatti, il comparto conta complessivamente oltre 4mila addetti sul territorio regionale. La richiesta è quindi quella di trasformare la vertenza Konecta in un'occasione per costruire un percorso di stabilizzazione più ampio, evitando che la scadenza degli ammortizzatori sociali si traduca nella perdita di posti di lavoro. Il messaggio conclusivo delle organizzazioni sindacali è netto: «Nessun posto di lavoro deve andare perso, nessuno deve restare indietro».