Maxi operazione contro la 'ndrangheta, coinvolto ex capo ultrà
Marco Ferdico figurava già nell'inchiesta che ha svelato le attività illecite nelle curve
C’è anche Marco Ferdico, ex capo ultrà dell’Inter già coinvolto nell’inchiesta “Doppia curva” e accusato dell’omicidio di Vittorio Boiocchi, tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita nell’ambito di una vasta operazione antimafia. Secondo quanto spiegato dal procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio, Ferdico sarebbe stato il terminale del narcotraffico tra Milano e la Brianza per conto della ’ndrangheta legata al “locale dell’Ariola”. Gli investigatori lo indicano come il principale referente dello spaccio nel Nord Italia, al servizio della cosca.
La rete criminale tra Calabria e Nord
L’operazione, condotta dal Servizio centrale operativo, dalla Squadra mobile di Vibo Valentia e dal Sisco di Catanzaro, ha coinvolto complessivamente 54 persone ritenute, a vario titolo, appartenenti alle cosche Emanuele e Idà. Le accuse spaziano dall’associazione mafiosa al traffico di stupefacenti, fino a estorsioni, tentati omicidi e reati legati alle armi. Il narcotraffico rappresentava la principale fonte di finanziamento dell’organizzazione, con i proventi destinati a una “cassa comune” utilizzata anche per sostenere le famiglie degli affiliati detenuti.
Collegamenti con altre organizzazioni criminali
Le indagini hanno inoltre evidenziato collegamenti tra la ’ndrangheta delle Serre vibonesi e Cosa Nostra siciliana. In particolare, il locale dell’Ariola avrebbe favorito la latitanza di un soggetto ricercato dalla Procura di Catania, confermando una rete criminale capace di operare su più territori e di collaborare con altre organizzazioni mafiose.
Un’organizzazione armata e violenta
Nel corso dell’operazione sono state sequestrate numerose armi, tra cui anche una mitraglietta, a testimonianza della capacità offensiva del gruppo. La pericolosità della cosca è stata definita “pervasiva” dagli inquirenti, che hanno sottolineato anche episodi di particolare violenza. Tra questi, quello che ha visto uno degli indagati sparare contro alcuni cani randagi, uccidendone uno, gesto ritenuto emblematico della ferocia e del disprezzo per la vita umana.
Le indagini e il coordinamento investigativo
L’operazione è il risultato di un’articolata attività investigativa coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, con il coinvolgimento delle principali articolazioni della Polizia di Stato. Alla conferenza stampa hanno partecipato, tra gli altri, il direttore dello Sco Marco Calì, il dirigente della prima divisione Marco Garofalo e la responsabile del Sisco di Catanzaro Paola Grazia Valeriani. Un’azione che conferma l’impegno delle istituzioni nel contrasto alla criminalità organizzata e nelle sue ramificazioni anche fuori dalla Calabria.