La ragazza salvata
La ragazza salvata

Un’encefalopatia autoimmune gravissima, comparsa improvvisamente, un intervento chirurgico salvavita e due mesi trascorsi in Terapia intensiva tra la vita e la morte. È la storia di Francesca, 12 anni, colpita lo scorso marzo da una rara patologia cerebrale e salvata dall’équipe dell’ospedale “Annunziata” di Cosenza.

L’evoluzione positiva del caso è stata celebrata durante un incontro tra la giovane, i genitori e il personale sanitario che l’ha assistita. «Siamo qui per ringraziare i dottori e gli infermieri perché mi hanno salvato la vita», ha detto Francesca, ricordando anche il forte legame affettivo nato con l’équipe durante il lungo ricovero.

La corsa in Pronto soccorso e l’intervento salvavita

La ragazza era stata trasferita d’urgenza in Pronto soccorso dopo aver manifestato una paresi al lato destro del corpo e l’impossibilità di articolare le parole.

Gli accertamenti radiologici avevano evidenziato un imponente edema cerebrale. Con il rapido peggioramento delle condizioni e lo spostamento dell’asse cerebrale di circa un centimetro, i medici hanno deciso di intervenire con una craniectomia decompressiva per ridurre la pressione endocranica e salvarle la vita.

La diagnosi e le terapie mirate

Nonostante gli esiti negativi dei test liquorali e della rachicentesi, i sanitari sono riusciti a formulare la diagnosi di encefalopatia autoimmune procedendo attraverso valutazioni cliniche e tentativi terapeutici mirati.

Francesca è stata sottoposta a trattamenti con immunoglobuline e cortisone ad altissimo dosaggio, oltre alla copertura antibiotica e antivirale. Dopo due mesi in Rianimazione, è stata trasferita al Policlinico Gemelli di Roma per la ricostruzione della calotta cranica e il successivo percorso riabilitativo.

Il padre: «Qui professionalità di altissimo livello»

Il padre della giovane, Diego De Marco, ha voluto sottolineare il valore dell’assistenza ricevuta a Cosenza.

«Non è un messaggio di speranza, ma di certezza, dettato dall’altissima preparazione di chi ha deciso di restare in Calabria per dare il proprio contributo a una sanità migliore», ha affermato.

De Marco ha evidenziato la sinergia tra i reparti e la capacità del personale di sostenere non soltanto la paziente, ma anche la famiglia. «A Roma, prima al Gemelli e poi nel centro di riabilitazione, hanno riscontrato un lavoro eccellente già svolto a Cosenza», ha aggiunto.

Bruni: «Una bella pagina di sanità calabrese»

«Oggi raccontiamo una bella pagina di sanità e dimostriamo che anche in Calabria esistono eccellenze in grado di affrontare patologie complesse», ha dichiarato Andrea Bruni, direttore della Terapia intensiva.

Bruni ha paragonato il sistema dell’emergenza a un’orchestra, sottolineando la collaborazione tra Pronto soccorso, Neuroradiologia, Neurochirurgia e Rianimazione.

Il direttore ha inoltre richiamato il ruolo della ricerca e della collaborazione con l’Università della Calabria, che consente all’Annunziata di confrontarsi con le principali strutture italiane ed europee nella gestione di casi particolarmente rari e complessi.