Naufragio di Cutro, in aula la perizia che riapre il caso dei soccorsi mancati
L’ex ammiraglio Carannante mette in discussione l’imprevedibilità della tragedia e punta su ritardi e scelte operative
“Le oltre cento vite perse potevano essere salvate”. È la dichiarazione netta dell’ex ammiraglio Salvatore Carannante, consulente tecnico della Procura di Crotone, nel processo sui mancati soccorsi al caicco Summer Love. Secondo la ricostruzione presentata in aula, i mezzi di soccorso sarebbero potuti intervenire con almeno due ore di anticipo rispetto al naufragio avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 a Steccato di Cutro. Una valutazione tecnica che, punto per punto, mette in discussione la tesi dell’imprevedibilità della tragedia.
La tragedia del Summer Love e le segnalazioni ignorate
Il barcone, carico oltre ogni limite di migranti provenienti da Afghanistan, Siria, Pakistan e Somalia, si spezza a pochi metri dalla riva dopo giorni di navigazione. Il bilancio è drammatico: 94 morti accertati, tra cui 35 bambini, e meno di ottanta sopravvissuti. Eppure, l’imbarcazione era stata individuata ore prima. Alle 22:26 un velivolo di Frontex aveva segnalato la presenza del natante alle autorità italiane, evidenziando possibili condizioni di rischio. Un’informazione che, secondo la perizia, avrebbe dovuto attivare un monitoraggio costante e un intervento tempestivo.
Scelte operative e ritardi al centro del processo
È proprio nella gestione di quella segnalazione che, secondo la Procura, si inseriscono le criticità. L’operazione venne classificata come attività di polizia e non come ricerca e soccorso, incidendo su tempi e modalità di intervento. Carannante sottolinea come, anche in quel contesto, il monitoraggio fosse indispensabile e non sia stato condotto in modo adeguato. I mezzi, inoltre, erano disponibili e tecnicamente in grado di operare, nonostante le condizioni del mare. Il ritardo nella partenza, avvenuta oltre due ore dopo rispetto al momento in cui sarebbe stato possibile intervenire, ha ridotto fino ad annullare ogni margine utile.
Tecnologie e interventi mancati nella ricostruzione dell’accusa
La consulenza evidenzia anche limiti nell’utilizzo degli strumenti a disposizione. Il radar non sarebbe stato impiegato in modo attivo per ampliare l’area di ricerca, mentre la telecamera termica risultava fuori uso. Elementi che, secondo l’analisi tecnica, hanno reso più difficile individuare e seguire l’imbarcazione in mare aperto. Una sequenza di fattori — dalla segnalazione iniziale al mancato monitoraggio, fino ai ritardi operativi — che oggi costituisce il cuore del processo in corso a Crotone, con sei militari imputati tra Guardia di finanza e Guardia costiera.
Il nodo delle responsabilità e il ruolo del tempo
Al centro del dibattimento resta il tema delle responsabilità e delle decisioni prese in quelle ore decisive. Le difese puntano sulle condizioni meteo e sulle difficoltà operative, mentre la linea della Procura appare chiara: non si è trattato di un evento inevitabile, ma di una catena di scelte che ha progressivamente ridotto lo spazio dell’intervento. Una vicenda in cui, come sottolineato in aula, il punto cruciale non riguarda ciò che si sarebbe potuto fare dopo, ma ciò che non è stato fatto prima, quando il margine per salvare vite umane era ancora concreto.