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Cosenza, addio a Franco Lanzino, il papà di Roberta, vittima di femminicidio

Era uno dei simboli della lotta contro la violenza sulle donne, Franco Lanzino, che ci lascia dopo 34 anni passati a combattere per la giustizia della figlia, Roberta Lanzino, brutalmente uccisa all’età di 19 anni.

Il dolore per la morte prematura della figlia è stato trasformato da papà Franco e mamma Matilde in forza, fondando uno dei primi centri Antiviolenza a Cosenza, che porta proprio il nome della giovane. Una battaglia che i due genitori non hanno mai abbandonato, nemmeno un secondo, per ridare giustizia a quella che era, e sarà per sempre, la loro bambina.

“Oggi si è spenta una luce in terra e si è accesa una stella nel cielo”: sono queste le parole di addio al Presidente date dalla Fondazione che, per anni, ha seguito la lotta contro la violenza e la sofferenza guidate da papà Roberto, il quale ha sostenuto ogni battaglia come propria, avendone vissuto in prima persona questo dolore.

E così Franco lascia questa Terra nella speranza che giustizia possa essere fatta alla figlia Roberta, la quale conserverà per sempre quella giovinezza all’interno delle foto che, ancora ad oggi, circolano per ricordarne la memoria.

La storia di Roberta sconvolse talmente tanto l’opinione pubblica per la barberia degli atti, da diventare una cronaca che, ancora ad oggi, viene ricordata e raccontata. Aveva solo 19 anni quando, in una giornata d’estate, aveva intrapreso la strada del mare sul suo motorino, insieme ai genitori che la seguivano in auto. E’ stato durante una delle brevi soste che la ragazza venne aggredita, violentata e poi, brutalmente uccisa, dalla mano di un mostro riconosciuto dal liquido seminale, ma mai condannato.

La gola tagliata e le spalline conficcate in gola per strozzare quelle urla disperate di aiuto, divennero una scena macabra e dolorosa che ha torturato, per anni, i genitori della giovane vittima.

Un’estate che non vedrà mai l’autunno, una vita spezzata per la sola colpa di esser donna, quella di Roberta, che diventa un nome in mezzo alla lista interminabili di ragazze selvaggiamente uccise per mano di chi, senza un valido motivo, ha creduto di avere il possesso e la liberà di decisione sulla vita e la morte di un essere umano.

Papà Franco potrà ricongiungersi adesso alla figlia scomparsa e forse, scoprire solo ora la verità. In un mondo che ammette violenza e barbarie, è necessaria l’unione di tutti per poter permettere che, un giorno, avvenimenti del genere possano rimanere solo ricordi sbiaditi di una civiltà che non conosceva l’umanità.

Francesca Achito

Determinata, sensibile, puntuale. Francesca Achito, classe 1996, è una giornalista praticante calabrese. Dedita sin da piccola alla scrittura, ama dare voce ai più deboli, raccontando storie di vita e puntando i riflettori su contesti di marginalità. Innamorata del giornalismo, ha condotto inchieste legate a casi di violenza di genere, malasanità e disagi sociali e familiari. Studentessa all’Università della Calabria, sta conseguendo la laurea in Storia, coniugando la passione per l’antichità con quella della letteratura. Crede fortemente nel buon giornalismo: cercando sempre di dare una propria firma alle storie che racconta, riesce a mantenere l’oggettività e la precisione di cui necessita la corretta informazione.

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