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Cosenza: ‘Ndrangheta, colpo al clan Muto grazie alle denunce di un imprenditore e di una nonna

Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti, estorsione, tentata e consumata, aggravata dal ricorso al metodo mafioso, detenzione illegale di armi da fuoco”. Con queste accuse, questa mattina i carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, su disposizione della DDA di Catanzaro, hanno eseguito 33 misure cautelari nei confronti di altrettante persone appartenenti allo storico clan di ‘ndrangheta Muto di Cetraro, mentre 44 sono le persone indagate. Una indagine, quella che ha portato all’epilogo odierno, basata su due filoni, uno estorsivo ed uno che comprende il mondo dello spaccio di sostanze stupefacente, grazie a due distinte denunce.

Una da parte di un imprenditore  operante in Scalea, che si è opposto alle pretese degli emissari della cosca “Muto” e l’altra da parte di una nonna “preoccupata” che si è rivolta ai carabinieri per cercare di salvare il nipote tossicodipendente. Particolari di non poco conto che evidenziano come, in un territorio assoggettato alla ‘ndrangheta la gente comincia a reagire. “Una indagine di qualità, fatta di riscontri” – l’ha definita il procuratore della DDA, Nicola Gratteri, denunce fatte da persone che si sono ribellate all’arroganza di questi affiliati alla potente cosca di ‘ndrangheta Muto, operante su tutto il tirreno cosentino, con ramificazioni in ogni settore, dalle estorsioni allo spaccio di sostanze stupefacente, dove i proventi servivano prevalentemente a mantenere le famiglie degli associati ed i detenuti in carcere.

Tre sono state le ipotesi di estorsione riscontrate dagli inquirenti , una nel settore edile, una nel commercio di articoli sportivi ed una nei confronti di un imprenditore di allevamento di bestiame.  Mentre per quanto riguarda lo spaccio di droga , quello della cocaina, c’era un canale di rifornimento ben preciso, costituito da un broker della locride, nel reggino, con degli approvvigionamenti pianificati in modo quasi “militare”, il corriere, il luogo di scambio e le modalità di pagamento diverso rispetto alla consegna della droga e successivamente la capacità di fare giungere lo stupefacente su tutte le piazze di spaccio, tutto questo naturalmente avveniva sotto l’autorizzazione della cosca Muto perché differentemente nulla si poteva muovere.

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Redazione Calabria News 24

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