6 milioni di vittime: non è solo un numero, sono volti di persone, di bambini, di madri innocenti, privi di colpe. La liberazione da parte delle Armate Rosse, ad Aushwitz, sarà l’inizio di una presa di coscienza mondiale su ciò che rappresentano i diritti umani, che a seguito dell'olocausto verranno tutelati da diverse convenzioni internazionali. Il 27 gennaio rappresenta solo una data simbolica, rispetto agli innumerevoli eventi che hanno caratterizzato la persecuzione semitica: bisogna guardare indietro, infatti, molti anni prima, per capire le dinamiche che hanno reso possibile il più grande genocidio della storia mondiale.



La persecuzione ebraica ebbe inizio nel 1920 per opera del Partito Nazista, il quale, tramite 25 punti, vennero rese pubbliche le intenzioni di dividere gli Ebrei dalla popolazione “Ariana”, considerata dai nazisti la “razza superiore”. Il pensiero politico del Partito Nazista era intrinseco di odio razziale, in particolare antisemitico, di intolleranza, azioni abusanti e violente. L’obbiettivo principale, infatti, fu quello di abolire ogni genere di diritto umano, politico e civile a tutti coloro che erano considerati “inferiori” rispetto alla razza ariana. Per quanto, ad oggi, possa sembrare assurda e impossibile una campagna politica del genere, i nazisti, e successivamente i fascisti, adoperarono con una grandissima propaganda manipolativa e patriottica, che, considerata l'età storico che colloca questi avvenimenti in un periodo di guerre nazionaliste, riuscì a penetrare profondamente nel pensiero dei cittadini. Erano molti, infatti, coloro che sostenevano la lotta anti-semita.




Durante il governo di Hitler, furono approvati più di 400 decreti contro gli ebrei, che ridussero questa popolazione ad essere privata completamente della loro dignità umana. La legislazione anti-ebraica ebbe inizio nel 1933, quando fu varata la “Legge per la Restaurazione del Servizio Civile Professionale” secondo cui dovevano essere esclusi dalle cariche e dalle funzioni pubbliche tutti gli impiegati di nazionalità ebrea. Successivamente, nel famoso “Paragrafo Ariano” i semiti verranno esclusi dalla maggior parte delle organizzazioni e da innumerevoli professioni, vennero divisi anche gli studenti delle scuole e delle università, i quali verranno divisi e, successivamente, espulsi. Il vero e proprio declino avverrà nella famosa “Legge di Norimberga” istituite sotto il dominio di Hitler, il quale tolse la cittadinanza dal “Reich” a tutti gli ebrei, spogliandoli del diritto al voto e proibendo loro di avere rapporti con la popolazione tedesca. Gli ebrei non potevano ricevere cure negli ospedali pubblici, i tribunali tedeschi non poterono più citare studi legali ebrei, gli ufficiali ebrei vennero espulsi dall’esercito, con l’obbligo di considerarli estranei all’interno della vita pubblica. Il processo di “arianizzazione” fu lento e cruciale, vennero pian piano espulsi da ogni tipo di professione, non permettendo più alle famiglie ebraiche di mantenersi e guadagnarsi da vivere.




Nel 1938 saranno quasi scomparse le attività gestite da ebrei. Da questo anno in poi, il processo di isolamento fu molto intenso, privando loro di ogni partecipazione a qualsiasi attività, non consentendo loro l’accesso alla maggior parte delle attività commerciali. Gli ebrei vennero costretti ad essere identificati con una “G” al di sopra dei loro documenti di identità, in modo da essere riconosciuti e sottoposti ai trattamenti decretati. La politica anti-giudaica mette in evidenza i processi di crudeltà e di violenza nei confronti di un popolo che non aveva colpe, se non quello di portare dietro lo strascico dell’odio razziale anti-semita che, purtroppo, ancora oggi è presente in una molteplice di comunità.