La Calabria resta tra le regioni italiane maggiormente colpite dai reati contro il mare e le coste. A evidenziarlo è “Mare Monstrum 2026”, il nuovo report di Legambiente, elaborato sulla base dei dati raccolti dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto.

Nel corso del 2025 in Calabria sono stati accertati 1.929 reati legati all’illegalità costiera, dato che colloca la regione al quarto posto nella classifica nazionale, dietro Campania, Puglia e Sicilia. Le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa concentrano complessivamente il 53,6% dei reati accertati in Italia lungo le coste.

Il quadro nazionale registra complessivamente 20.490 reati, in calo del 20,4% rispetto al 2024, e 36.322 illeciti amministrativi, con una riduzione del 10,3%. In totale sono state contestate 56.812 violazioni, pari a circa 156 al giorno e più di sei ogni ora. Legambiente sottolinea però come la diminuzione sia collegata anche alla contrazione dei controlli sul territorio.

Inquinamento e pesca illegale, Calabria sul podio

Particolarmente preoccupante è il dato relativo all’inquinamento. La Calabria occupa il terzo posto nazionale con 731 reati, preceduta soltanto da Campania e Puglia. A livello italiano l’inquinamento, legato anche alla gestione illegale dei rifiuti e alla mala depurazione, rappresenta la principale forma di aggressione al mare, con 7.317 reati, pari al 35,7% del totale.
Numeri elevati anche per il ciclo illegale del cemento, settore nel quale la Calabria si colloca al quarto posto con 588 reati. Ancora più significativa la situazione della pesca illegale: con 528 reati la regione è terza in Italia, alle spalle di Sicilia e Liguria. Nel 2025, a livello nazionale, sono stati sequestrati oltre 11mila attrezzi da pesca e più di 721mila chilogrammi di prodotto ittico.
Più arretrata, invece, la posizione della Calabria nella classifica relativa alle violazioni del Codice della navigazione e della nautica da diporto, dove si colloca al nono posto.

Parretta: “Tutela dell’ambiente priorità assoluta”

Secondo Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, il report restituisce l’immagine di una regione che sta provando ad affrontare problematiche radicate, ma che continua a occupare posizioni molto elevate nelle classifiche relative al cemento illegale, all’inquinamento e alla pesca di frodo.

Parretta richiama anche il peso della criminalità organizzata, sottolineando allo stesso tempo come il calo complessivo dei reati possa essere collegato non soltanto alla diminuzione dei controlli, ma anche a una maggiore capacità preventiva del sistema di contrasto ai delitti ambientali. Tra gli esempi vengono citate le inchieste giudiziarie calabresi sul sistema della depurazione. “La strada da percorrere è ancora lunga – afferma – ma dobbiamo avere la consapevolezza che la tutela dell’ambiente è una priorità assoluta”.

Legambiente chiede quindi un rafforzamento dei controlli, il completamento della rete di depurazione, interventi contro l’abusivismo edilizio e le occupazioni illegali del demanio, oltre a nuove misure per tutelare la biodiversità e contrastare con maggiore efficacia la pesca illegale.