Nicola Gratteri e Salvatore Curcio
Nicola Gratteri e Salvatore Curcio

Prima il caro gasolio, poi gli scaffali vuoti, infine la mafia. Nella protesta degli autotrasportatori il governo ha tirato in ballo anche la criminalità organizzata, evocando possibili infiltrazioni nei presidi che per sei giorni hanno paralizzato buona parte del Mezzogiorno. Ma alle dichiarazioni politiche non corrispondono, almeno per il momento, riscontri giudiziari resi pubblici.

A chiarirlo è Salvatore Curcio, procuratore della Repubblica di Catanzaro, che al Quotidiano Nazionale ha dichiarato: «La nostra attenzione c'è, ma allo stato non ci sono né indagati né procedimenti. Stiamo registrando alcuni dati che saranno poi oggetto di analisi».

Anche Nicola Gratteri, procuratore di Napoli, invita alla prudenza: «Dire che le mafie si sono impossessate di questa protesta a oggi non risulta».

L’allarme del Viminale e i numeri della protesta

Eppure il Viminale ha richiamato l'attenzione sulle possibili infiltrazioni, mentre il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida ha parlato di presenze sospette. Secondo fonti del ministero dell'Interno, tra i manifestanti sarebbero stati individuati anche soggetti legati per parentela o appartenenza ai clan. Ma essere parente di un mafioso non significa essere mafioso, così come l'eventuale presenza di singoli soggetti vicini alla criminalità non dimostra che una protesta sia organizzata dalle cosche.

Il Viminale ha comunicato 1.339 identificazioni, 71 denunce e 242 sanzioni amministrative nell'ambito degli interventi contro i blocchi. Numeri che riguardano le contestazioni legate alla protesta e che non costituiscono, di per sé, alcuna dimostrazione di infiltrazioni mafiose.

Tra interessi criminali e protesta sociale: la necessità di distinguere

C'è poi un'altra questione. Le mafie hanno interessi economici anche nei trasporti, nella distribuzione e nelle attività commerciali. Una paralisi prolungata delle merci può danneggiare anche i loro affari. Non basta questo a escludere eventuali infiltrazioni, ma certamente rende tutt'altro che scontata l'ipotesi di una regia criminale.

Le mafie possono infiltrarsi nelle rivolte popolari, è vero. Ma spesso lo fanno per condizionarle e piegarle ai propri interessi. Una cosa è tentare di controllare una protesta, un'altra è averla organizzata.

Intanto il caro gasolio resta, le difficoltà degli autotrasportatori pure. E la domanda rimane: quali elementi concreti giustificano l'allarme sulle infiltrazioni mafiose? Perché contrastare la criminalità organizzata è un dovere dello Stato. Trasformare una protesta sociale in un caso di mafia, senza dimostrarne la regia criminale, sarebbe tutt'altra cosa.