Sanità in Calabria, la Uil: «Partire dai bisogni reali dei cittadini»
Il sindacato interviene sul Piano di rientro 2026-2028. Senese: «Avere i conti in ordine non basta se il sistema non riesce a garantire cure adeguate»

Dopo diciassette anni tra Piani di rientro e gestione commissariale, la sanità calabrese deve cambiare metodo. È la posizione espressa dalla Uil Calabria in merito al Piano di rientro 2026-2028, chiedendo di partire dai reali bisogni della popolazione per definire servizi e risorse.
Secondo il sindacato, non è più sufficiente costruire l’offerta sanitaria sulla base delle disponibilità economiche. Occorre invece quantificare il fabbisogno regionale considerando non soltanto il numero degli abitanti, ma anche l’età della popolazione, le condizioni epidemiologiche, il disagio socioeconomico e le caratteristiche territoriali.
Senese: «La priorità deve essere curare le persone»
«Il risanamento dei conti è necessario, ma l’obiettivo finale di qualsiasi intervento sul servizio sanitario deve essere la cura delle persone», afferma la segretaria generale della Uil Calabria Mariaelena Senese.
Per il sindacato, un sistema sanitario non può essere considerato efficiente soltanto perché presenta bilanci in equilibrio. I vincoli finanziari imposti negli anni avrebbero infatti contribuito, secondo la Uil, a rendere più difficile garantire risposte adeguate alla domanda di salute dei calabresi.
Personale sanitario, chiesta maggiore trasparenza
La Uil propone inoltre un nuovo metodo per programmare gli organici. Per ogni Azienda sanitaria e ospedaliera dovrebbero essere resi pubblici almeno tre indicatori: personale necessario, personale effettivamente disponibile e indice di scopertura.
I dati, secondo il sindacato, dovrebbero distinguere tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici e altre professionalità, offrendo così un quadro chiaro delle reali carenze del sistema sanitario regionale.