’Ndrangheta a Reggio Calabria, arrestato il presunto boss di Gallico: «Controllava il territorio anche dal carcere»
Carmelo Giuseppe Cartisano, 54 anni, è accusato di associazione mafiosa ed estorsione

Un controllo capillare del territorio, estorsioni ai commercianti e la capacità di impartire ordini agli affiliati anche durante la detenzione. È il quadro investigativo delineato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria nei confronti di Carmelo Giuseppe Cartisano, 54 anni, ritenuto dagli inquirenti il capo della locale di ’ndrangheta di Gallico, quartiere nella zona nord della città dello Stretto.
L'uomo, già condannato nel processo «Gotha» per partecipazione a un'associazione mafiosa, è stato arrestato dalla Squadra Mobile in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Cristina Foti, su richiesta della Procura della Repubblica guidata da Giuseppe Borrelli. Le accuse contestate sono associazione mafiosa ed estorsione.
Secondo il giudice per le indagini preliminari, Cartisano avrebbe esercitato un «opprimente controllo del territorio», assumendo la guida dell'organizzazione criminale dopo l'arresto dei precedenti vertici. Una posizione di comando che, stando alle risultanze investigative, non sarebbe venuta meno neppure durante il periodo trascorso in carcere.
Estorsioni e controllo delle attività economiche: le accuse della Dda
Le indagini avrebbero ricostruito un sistema di potere mafioso capace di condizionare diverse attività economiche del quartiere. Cartisano, secondo la Procura, avrebbe coordinato le richieste estorsive, mantenuto i rapporti con le altre cosche reggine e gestito la distribuzione delle somme destinate al sostentamento degli affiliati detenuti e delle rispettive famiglie.
Particolare attenzione sarebbe stata riservata alle attività commerciali e agli eventi pubblici organizzati nel territorio di Gallico. Tra gli episodi contestati figurano anche richieste di denaro rivolte a commercianti e giostrai in occasione della festa patronale, circostanza che, secondo gli investigatori, dimostrerebbe la capacità della cosca di esercitare pressioni sulle iniziative economiche locali.
Un ulteriore episodio risalirebbe al 2024 e coinvolgerebbe Antonino Bilardi, 39 anni, destinatario di una misura cautelare agli arresti domiciliari per estorsione aggravata dal metodo mafioso.
Secondo l'ipotesi accusatoria, Cartisano e Bilardi avrebbero costretto un organizzatore e finanziatore di un veglione di Capodanno a consegnare 700 euro e un blocchetto di biglietti d'ingresso alla festa. Un'imposizione che gli inquirenti inquadrano nel più ampio sistema di condizionamento delle attività economiche esercitato dalla criminalità organizzata nel quartiere.
Imprese edili e mezzi intestati a prestanome: gli altri indagati
L'inchiesta della Dda si concentra anche sulla presunta intestazione fittizia di beni e attività imprenditoriali, un meccanismo che avrebbe consentito a Cartisano di mantenere il controllo di risorse economiche senza comparire formalmente come proprietario.
Tra gli indagati figura Olimpia Mihaela Petre, 39 anni, di origine romena, accusata di trasferimento fraudolento di valori. Secondo gli investigatori, la donna sarebbe risultata intestataria di due mezzi di trasporto che sarebbero stati, in realtà, riconducibili al presunto capo della locale di Gallico.
La stessa ipotesi di reato viene contestata anche ad Antonino Bilardi, al quale Cartisano avrebbe attribuito fittiziamente la titolarità di due imprese operanti nel settore edile.
Gli accertamenti patrimoniali si inseriscono nella ricostruzione di un presunto sistema criminale nel quale il controllo delle attività economiche avrebbe rappresentato uno degli strumenti attraverso cui consolidare il potere della cosca.
L'operazione della Squadra Mobile costituisce un nuovo intervento della magistratura antimafia reggina contro le strutture criminali radicate nella periferia settentrionale della città. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nelle successive fasi giudiziarie, nel rispetto della presunzione di innocenza.