Ferdinando Gentile in uno scatto di Ercole Scorza
Ferdinando Gentile in uno scatto di Ercole Scorza

​La notizia del provvedimento che costringe Ferdinando agli arresti domiciliari è uno schiaffo alla città di Cosenza. Uno schiaffo a quella parte di città che non ha mai abbassato la testa, che non si è mai rassegnata all'ingiustizia e che continua a credere che la politica debba essere, prima di tutto, uno strumento di emancipazione, di dignità e di riscatto collettivo.

​Ferdinando è una parte viva e protagonista di questa città. Anzi, ne rappresenta una delle parti migliori, quella che non si gira dall'altra parte davanti a uno sfratto, quella che non accetta come inevitabili i tagli alla sanità pubblica, quella che si oppone agli interessi dei palazzinari e alla speculazione, quella che sta sempre dalla parte dei lavoratori, dei fratelli migranti, dei disoccupati, di chi vive sulla propria pelle il peso delle disuguaglianze e dell'ingiustizia sociale.

​Coerenza, volto scoperto e diritto al dissenso

​Dove c'è una lotta, dove c'è una sopraffazione da denunciare, dove c me c'è un diritto negato, Ferdinando c'è sempre stato. Non per convenienza, non per tornaconto personale, ma per una scelta politica e umana che ha attraversato tutta la sua storia. La sua militanza è stata sempre contraddistinta da una grande maturità politica, da determinazione e da una coerenza ferrea rispetto alle proprie idee.

​Anche chi ha avuto con lui differenze e divergenze oggi avverte questa notizia come un'offesa. Perché esistono questioni che vengono prima delle appartenenze, delle sigle e delle differenze. La libertà di esprimere il dissenso, la legittimità del conflitto sociale, il diritto di battersi per una società più giusta sono patrimonio comune di tutte e tutti coloro che non hanno smesso di credere nella possibilità di cambiare le cose.

​In queste ore si legge che sarebbe stato riconosciuto durante la manifestazione contro lo sgombero di Askatasuna perché presente a volto scoperto. E viene quasi da sorridere davanti a questa sottolineatura. Perché Ferdinando ha sempre agito a volto scoperto. Ha sempre guardato dritto negli occhi i propri avversari, ha sempre messo la faccia nelle battaglie che ha attraversato, ha sempre pronunciato parole nette e inequivocabili contro il malaffare, i soprusi, le ingiustizie e gli interessi di chi pensa di poter disporre della vita delle persone e del futuro dei territori. Non ha mai avuto bisogno di nascondersi dietro l'ambiguità, né di rinnegare le proprie idee.

​Vicinanza ad Askatasuna e difesa degli spazi di libertà

​Voglio esprimere con altrettanta forza solidarietà a tutte le compagne e i compagni di Askatasuna che si trovano privati della propria libertà personale. A loro va la vicinanza, nella consapevolezza che colpire chi anima esperienze di autorganizzazione, solidarietà e conflitto sociale significa investire una questione che riguarda tutte e tutti, il diritto di costruire dal basso spazi di libertà, partecipazione e trasformazione sociale.

​La repressione del dissenso nel contesto di crisi sociale e guerre

​Questi provvedimenti restrittivi arrivano a dieci mesi di distanza dai fatti a cui si riferiscono e si inseriscono in un clima sempre più pesante di repressione del dissenso e delle lotte sociali. Non si tratta di episodi isolati, ma di un contesto nel quale chi manifesta, chi protesta, chi si organizza e chi prova a costruire un'alternativa viene sempre più spesso messo sotto accusa.

​Mentre in tutto il Paese crescono le proteste contro il carovita, mentre le famiglie sono stremate da salari insufficienti, precarietà e disoccupazione, mentre per milioni di persone arrivare alla fine del mese è diventata una conquista quotidiana, si continua a tagliare la spesa pubblica, a smantellare la sanità e a impoverire la scuola. Non ci sono risorse per garantire servizi essenziali, per sostenere chi lavora, chi studia e chi è in difficoltà, ma le risorse non mancano mai quando si tratta di finanziare apparati militari, guerre e politiche di riarmo, mentre si continua ad assistere alla tragedia del genocidio palestinese e di intere popolazioni massacrate sotto le bombe.

​È dentro questa contraddizione profonda che si colloca la criminalizzazione di chi lotta per un mondo diverso. Un sistema che produce precarietà, disuguaglianze e impoverimento pretende anche di mettere a tacere chi quelle contraddizioni le denuncia e prova a contrastarle. Si colpiscono le piazze, si restringono gli spazi di agibilità politica, si prova a isolare le esperienze di autorganizzazione e si interviene contro chi non accetta che povertà, guerra e ingiustizia diventino la normalità.

​Una presa di posizione politica per il futuro di Cosenza

​La solidarietà a Ferdinando, dunque, non è un gesto di circostanza e non può ridursi solo a una manifestazione di vicinanza personale. È una presa di posizione politica. È il rifiuto di ogni tentativo di isolare, intimidire e delegittimare chi sceglie di stare dalla parte degli ultimi e di non accettare l'ordine delle cose così com'è. Cosenza non può permettersi di perdere le proprie voci libere, le proprie coscienze critiche, le persone che non hanno mai smesso di lottare per una città più giusta.