La cura come pratica artistica, esperienza condivisa e strumento di trasformazione delle comunità sarà il filo conduttore della decima edizione di Teatro d’aMare, il festival diretto da Maria Grazia Teramo e Francesco Carchidi. Dal 4 al 12 luglio, la manifestazione animerà Tropea, Caria e il territorio circostante con spettacoli, laboratori, incontri e proiezioni dedicati ai linguaggi del contemporaneo e alla partecipazione.

Un traguardo significativo per un festival che, negli anni, ha consolidato il proprio rapporto con il territorio, facendo del teatro uno spazio di ricerca, inclusione e crescita collettiva. Anche questa edizione propone un percorso capace di unire formazione, confronto e produzione artistica, mettendo al centro temi sociali di grande attualità e il dialogo tra artisti, cittadini e comunità.

La cura come spazio di relazione

Per il direttore artistico Francesco Carchidi, in questi dieci anni Teatro d’aMare ha dimostrato che la cura non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana fatta di ascolto, tempo condiviso e costruzione di comunità. Il festival nasce proprio da questa visione: creare uno spazio aperto, senza gerarchie, in cui artisti, cittadini e territori possano incontrarsi e interrogare il presente attraverso il teatro.

In questa direzione si inserisce anche la scelta di affrontare temi spesso lasciati ai margini del dibattito pubblico, come il diritto alla sessualità delle persone con disabilità. La cultura, secondo la direzione artistica, deve avere il coraggio di aprire domande, superare stereotipi e immaginare nuove forme di relazione. Prendersi cura significa anche riconoscere l’altro nella sua complessità e contribuire alla costruzione di una comunità più consapevole e inclusiva.

Il programma delle prime giornate

Ad aprire il festival sarà il workshop “La danza come relazione sociale”, in programma dal 4 al 6 luglio, dalle 15.00 alle 18.00, al Castello Galluppi di Caria di Drapia. Il laboratorio, condotto da Chiara Alborino, Monica Palomby ed Eleonora Ricciardi, proporrà un percorso sul corpo come spazio di ascolto, incontro e costruzione della comunità.

Sabato 5 luglio, alle 21.00, a Palazzo Santa Chiara, andrà in scena “Tre”, spettacolo scritto da Annalisa Limardi, interpretato da Annalisa e Paola Limardi, con la partecipazione di Benedetta Limardi. L’opera affronta il diritto al lavoro e alla sessualità delle persone con disabilità, trasformando temi complessi in materia teatrale viva e politica.

Domenica 6 luglio, alle 11.30, sempre a Palazzo Santa Chiara, Annalisa e Paola Limardi dialogheranno con i ragazzi di LaboArt nell’incontro “Tre è il numero perfetto?”. Alle 21.00 seguirà “La giostra dei tarocchi”, conferenza-spettacolo ideata da Francesco Carchidi e Maria Grazia Teramo con gli allievi-attori di LaboArt. La giornata si concluderà alle 22.30 con un incontro tra LaboArt e la Scuola Elementare del Teatro e la proiezione del documentario “Il corpo dell’amore - Patrizia, l’ombra della madre”.

Fino al 12 luglio, il festival ospiterà anche protagonisti della scena contemporanea italiana come Roberto Latini, Gioia Salvatori, Alessandra Cristiani e Michele Losi. Teatro d’aMare 2026 è organizzato da LaboArt Tropea APS e Comune di Tropea, con il sostegno della Regione Calabria, dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese, il patrocinio dei Comuni di Drapia e Parghelia e il supporto degli sponsor LaboApartments e Tropis Hotel.