Amendolara chiede giustizia per i quattro braccianti: migliaia in piazza contro caporalato e sfruttamento
Dalla stazione di servizio teatro della tragedia è partito il corteo nazionale di Cgil e Flai Cgil. Landini, Schlein, sindacati e associazioni: “Mai più schiavi, basta morti sul lavoro”
Si sono ritrovati nel luogo in cui tutto è accaduto. Davanti a quella che fino a pochi giorni fa era una normale stazione di servizio lungo la Statale 106 e che oggi è diventata il simbolo di una tragedia che ha scosso l'intero Paese. Da lì è partita la manifestazione nazionale organizzata da Cgil e Flai Cgil dopo l'omicidio di quattro giovani braccianti agricoli di origine afghana, morti carbonizzati ad Amendolara.
A terra, davanti all'area del distributore, alcune paia di scarpe disposte sull'asfalto e la scritta "Mai più schiavi" hanno accolto i partecipanti. Un'immagine forte, silenziosa, che ha ricordato i quattro lavoratori uccisi: Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Iayjad, giovani migranti arrivati in Italia nella speranza di costruire un futuro migliore e rimasti vittime di un sistema di sfruttamento che, secondo gli organizzatori, continua a prosperare nell'agricoltura italiana.
Il corteo ha attraversato le strade del centro cittadino tra bandiere rosse, striscioni e slogan contro il caporalato. Presenti sindacati, associazioni, amministratori locali, rappresentanti politici e centinaia di cittadini arrivati da diverse regioni d'Italia tra cui Cgil Calabria, Basilicata, Matera, Puglia, Potenza, Brindisi, Sicilia, Campania, Anpi, Movimento 5 stelle con l’ex candidato Pasquale Tridico la coordinatrice regionale Anna Laura Orrico, Rifondazione Comunista, Associazione Don Vincenzo Maratangolo, Alleanza Verdi Sinistra Calabria, Sindacato Pensionati Italiani, Federazione lavoratori della conoscenza e il Partito Democratico con in testa la sua segretaria nazionale Elly Schlein che ha ribadito ai microfoni dei giornalisti quanto ancora si deve fare contro il caporalato.
Le denunce dal palco e il ricordo delle vittime
"Qui non sono morti soltanto quattro ragazzi, qui è stato ferito un intero Paese", è stato detto dal palco durante uno degli interventi più partecipati della giornata. Un discorso che ha collegato la tragedia di Amendolara a una realtà che, secondo i manifestanti, dura da decenni: salari insufficienti, trasporti insicuri, alloggi precari, ricatti e paura costante di perdere il lavoro o il permesso di soggiorno.
Tra gli interventi più attesi quello del segretario generale della Flai Cgil, Giovanni Mininni, che ha ricordato come la manifestazione sia stata organizzata in appena tre giorni per rispondere immediatamente all'"efferatezza" di quanto accaduto.
"Pensavamo di aver raggiunto il punto più basso della disumanizzazione sul lavoro con la morte di Satnam Singh. Quello che è successo ad Amendolara ci dice che siamo andati ancora oltre", ha affermato Mininni, ricordando anche l'unico sopravvissuto alla tragedia, ancora ricoverato con gravi ustioni.
Il segretario ha puntato il dito contro quello che ha definito un modello economico fondato sullo sfruttamento, chiedendo controlli permanenti, l'applicazione rigorosa della legge 199 contro il caporalato e un maggiore coinvolgimento dello Stato nella prevenzione.
Molto duro anche l'intervento di Giovanni Manoccio dell'associazione Don Vincenzo Matrangolo, impegnato nell'accoglienza dei migranti. Manoccio ha ricordato il lungo viaggio affrontato dai giovani afghani per sfuggire al regime talebano e raggiungere l'Europa.
"Erano riusciti a sopravvivere a una delle rotte migratorie più dure del mondo. Erano arrivati nell'opulento Occidente per costruire un futuro e qui hanno trovato lo sfruttamento", ha dichiarato.
Nel corso della manifestazione sono stati ricordati anche altri episodi che negli ultimi anni hanno segnato il mondo del lavoro agricolo: dall'omicidio di Satnam Singh nelle campagne pontine agli incidenti che hanno coinvolto lavoratori migranti in Basilicata, fino ai recenti episodi di violenza e discriminazione denunciati dalle associazioni.
L'appello di Landini e la richiesta di giustizia
Sul palco ha concluso il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha allargato il ragionamento al modello produttivo nazionale.
"Non servono nuove leggi. Bisogna applicare quelle che già esistono", ha affermato Landini. "Se vanno avanti quelli che sfruttano, evadono le tasse e uccidono le persone per profitto, significa che si sta mettendo in discussione la democrazia e la Costituzione di questo Paese".
Il leader sindacale ha chiesto più ispettori del lavoro, maggiori controlli e l'applicazione concreta degli strumenti già previsti dalla normativa contro il caporalato, sottolineando come il problema non riguardi soltanto il Sud ma interessi l'intero sistema produttivo italiano.
La manifestazione si è conclusa tra applausi e richieste di giustizia. Un messaggio condiviso da tutti gli interventi: la morte dei quattro giovani afghani non può essere archiviata come un fatto isolato. Per i partecipanti rappresenta l'ennesimo volto di un fenomeno strutturale che continua a colpire migliaia di lavoratori invisibili.
Da Amendolara è partito un appello netto: trasformare il cordoglio in azione, perché nessuno debba più morire chiedendo semplicemente un lavoro dignitoso.