A Crotone accedere ai servizi di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza sta diventando un percorso ad ostacoli. Le liste d’attesa, sempre più lunghe, non rappresentano più un problema episodico ma una criticità strutturale che rischia di compromettere interventi fondamentali per lo sviluppo dei bambini.

Nel campo dei disturbi evolutivi il fattore tempo è decisivo. Ritardare una diagnosi significa spesso perdere finestre terapeutiche cruciali, con conseguenze che possono accompagnare i minori per tutta la vita. Il risultato è un diritto alla salute che esiste sulla carta ma che, nei fatti, arriva troppo tardi.

Diritti garantiti solo formalmente

Il nodo non riguarda soltanto l’organizzazione sanitaria, ma investe direttamente la tutela dei diritti fondamentali. Quando l’accesso alle cure avviene dopo mesi o anni di attesa, il servizio non viene negato formalmente, ma di fatto rinviato oltre i tempi utili.

La neuropsichiatria infantile rappresenta infatti un punto di incontro tra sanità, scuola e inclusione sociale. Senza una presa in carico tempestiva, aumentano le difficoltà educative, cresce il carico sulle famiglie e si ampliano le disuguaglianze territoriali tra chi può permettersi cure private e chi resta in attesa del sistema pubblico.

Un costo sociale ed economico che cresce nel tempo

Il paradosso è anche economico. Gli interventi precoci riducono spese sanitarie future, sostegno assistenziale e costi educativi straordinari. Al contrario, i ritardi generano un effetto domino che finisce per pesare maggiormente sulle casse pubbliche.

La situazione crotonese evidenzia così una frattura sempre più evidente tra bisogni reali e capacità dei servizi territoriali di rispondere. Le lunghe attese diventano il simbolo di un sistema percepito come incerto, dove l’accesso ai diritti dipende dalla disponibilità di risorse più che da garanzie effettive.

Il tempo come nuovo indicatore della qualità dei servizi pubblici

Il vero problema oggi non è solo offrire le prestazioni, ma garantirle entro tempi compatibili con la crescita dei minori. Quando l’attesa supera questa soglia, non si tratta più di inefficienza amministrativa ma di una questione che assume rilievo istituzionale e sociale.

A Crotone emerge così un banco di prova per l’intero sistema pubblico: trasformare la neuropsichiatria infantile da servizio marginale a infrastruttura centrale dei diritti. Perché nell’infanzia il tempo non è un dettaglio organizzativo, ma parte stessa della tutela. E quando il tempo si allunga troppo, la distanza tra diritti proclamati e vita reale diventa evidente.