Mammografie sospese da sei mesi nel Vibonese, Alecci attacca: «Una vergogna per la sanità calabrese»
La vicenda riaccende il dibattito sulle criticità della sanità calabrese e sulla necessità di garantire servizi essenziali di prevenzione
VIBO VALENTIA – Da sei mesi gli screening mammografici sono sospesi in tutta la provincia di Vibo Valentia. Una situazione che il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale della Calabria, Ernesto Alecci, definisce «a dir poco scandalosa» e sulla quale il gruppo dem ha presentato un'interrogazione alla Regione per fare piena luce sulle responsabilità e sui tempi di ripristino del servizio.
La denuncia arriva al termine di un sopralluogo effettuato dallo stesso Alecci presso l'ospedale di Vibo Valentia, dopo le segnalazioni ricevute da alcune associazioni del territorio. «Un'altra provincia, un'altra vergogna della sanità calabrese», ha dichiarato il consigliere regionale, sottolineando come la sospensione degli screening mammografici rappresenti una grave lesione del diritto alla prevenzione e alla diagnosi precoce del tumore al seno.
«Stiamo parlando di uno strumento imprescindibile di prevenzione, previsto anche nei Livelli essenziali di assistenza (Lea)», ha evidenziato Alecci. Al sopralluogo hanno partecipato anche Laura Pugliese, capogruppo Pd al Consiglio comunale di Vibo Valentia, Alessandra Grimaldi, capogruppo Democratici e Progressisti in Consiglio comunale, e Teresa Esposito, segretaria provinciale del Pd.
Secondo il capogruppo dem, durante la visita è stato possibile constatare le difficoltà in cui opera il reparto, caratterizzato da una cronica carenza di personale. Alecci ha tuttavia espresso apprezzamento per il lavoro svolto dai professionisti sanitari: «Abbiamo potuto toccare con mano lo spirito di abnegazione del primario e della sua squadra che, nonostante il sottodimensionamento dell'organico, continuano a garantire ogni giorno il massimo impegno per assicurare le prestazioni sanitarie possibili».
L'interrogazione presentata dal Partito Democratico punta ad accertare le cause che hanno portato al blocco degli screening, le eventuali responsabilità organizzative e gestionali e le misure urgenti che l'amministrazione regionale intende adottare per garantire la ripresa immediata e continuativa del servizio.
Tra i quesiti posti alla Regione figurano anche le iniziative previste per recuperare le prestazioni non effettuate nei mesi di sospensione, la presa in carico delle donne rimaste escluse dai programmi di prevenzione e gli interventi strutturali necessari per rafforzare i servizi sanitari territoriali, con particolare attenzione alla prevenzione oncologica e alla salute femminile.
Duro infine l'affondo politico nei confronti del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. «Dovrebbe uscire dal fantastico mondo che vuole dipingere per i calabresi e scendere tra le persone per comprendere quali sono i reali disagi che ogni giorno essi vivono», ha concluso Alecci.
La vicenda riaccende il dibattito sulle criticità della sanità calabrese e sulla necessità di garantire servizi essenziali di prevenzione, soprattutto in un settore delicato come quello della diagnosi precoce dei tumori, dove la tempestività degli screening può fare la differenza nella tutela della salute delle donne.