Marcello Manna
Marcello Manna

Un errore nella modalità di deposito degli atti mette la parola fine a una parte importante del processo ordinario Reset. La Corte d’Appello di Catanzaro ha dichiarato inammissibili le impugnazioni presentate dalla Direzione distrettuale antimafia contro le assoluzioni pronunciate in primo grado dal Tribunale collegiale di Cosenza. Tra coloro che vedono diventare definitiva la propria assoluzione figura Marcello Manna, ex sindaco di Rende, insieme ad altri 24 imputati coinvolti, a vario titolo, nel procedimento.

Appelli depositati su carta anziché telematicamente: la decisione dei giudici

A determinare l'esito non è stata una nuova valutazione delle accuse o delle prove, ma una questione procedurale. I pubblici ministeri della Dda di Catanzaro, Corrado Cubellotti e Vito Valerio, avevano presentato gli atti d'appello esclusivamente in formato cartaceo, mentre la procedura prevista imponeva il deposito telematico. Una modalità che i giudici di secondo grado hanno ritenuto non valida, dichiarando quindi inammissibili le impugnazioni. Un particolare rende ancora più singolare la vicenda: al momento della presentazione degli atti mancavano ancora due giorni alla scadenza dei termini. Il problema, dunque, non era il tempo a disposizione, ma il modo in cui erano stati depositati i ricorsi. La decisione rende definitive le pronunce assolutorie emesse dal collegio giudicante cosentino presieduto da Carmen Ciarcia, senza che la Corte d'Appello sia entrata nel merito delle contestazioni.

Marcello Manna e gli altri imputati: per chi diventano definitive le assoluzioni

Oltre a Marcello Manna, la conclusione definitiva del procedimento riguarda Pino Munno, Ariosto Artese, Francesco Papara, Sandro Perri, Antonio Pignataro, Domenico Prete, Andrea Reda, Francesco Renda, Orlando Scarlato, Cristian Vozza, Vittorio Toscano, Giovanni Drago, Patrizia Drago, Eugenio Filice, Anna Fiorillo, Mario Gervasi, Fabio Giannelli, Giovanni Grandinetti, Simone Greco, Sergio La Canna e Silvia Lucanto. Per Silvio Orlando la definitività riguarda esclusivamente la contestazione relativa all'associazione a delinquere finalizzata al Gaming, mentre per Massimo D'Ambrosio interessa il capo d'imputazione relativo al presunto scambio elettorale politico-mafioso.

Il caso Reset e l'interrogativo sull'errore della Procura antimafia

Si chiude così, per queste posizioni e nei limiti dei capi interessati, una lunga vicenda giudiziaria. Resta però un interrogativo che va oltre i singoli imputati: come è possibile che in un procedimento della rilevanza di Reset le impugnazioni della Procura antimafia siano state compromesse da un errore nelle modalità di deposito? Una domanda che riguarda il funzionamento della macchina giudiziaria, perché il rispetto delle procedure non è un dettaglio burocratico, ma una condizione essenziale per garantire il corretto svolgimento dei processi. In questo caso, la Corte d'Appello non ha dovuto stabilire se le assoluzioni fossero giuste o sbagliate. Ha semplicemente preso atto dell'inammissibilità delle impugnazioni. E una questione di procedura ha impedito che quelle decisioni venissero riesaminate nel merito.