Gli studenti Unical in presidio
Gli studenti Unical in presidio

"Siamo il futuro, ma ci tagliano le gambe prima di partire". È il grido d'allarme emerso dall'iniziativa dell'Aula Studio Liberata ai "Balconi Colorati" di Quattromiglia, luogo simbolo della vita studentesca attorno all'Università della Calabria. L'assemblea ha messo a nudo una realtà drammatica: l'ateneo cresce, ma per chi lo frequenta il diritto allo studio e all'abitare non è più garantito, bensì un compromesso economico insostenibile. Un vero e proprio privilegio.

La città-azienda e il paradosso del PNRR

Al centro del dibattito c'è la trasformazione del territorio in un mercato immobiliare guidato da logiche privatistiche. Sotto accusa l'accordo tra il rettore Greco e il sindaco Principe per lo sviluppo dell'area urbana, che sembra favorire i profitti dei privati a discapito delle tutele pubbliche. Il paradosso investe la gestione dei fondi PNRR per l'housing universitario: si parla di 8 milioni di euro di fondi pubblici per 400 posti letto. La denuncia è netta: le risorse vengono devolute ai privati, che manterranno il vincolo d'uso per soli 12 anni prima di riscattare gli immobili. Inoltre, solo il 30% di questi alloggi rispetterà le graduatorie del diritto allo studio, lasciando il 70% a criteri ambigui. Più che riqualificazione, l'assemblea parla di cementificazione selvaggia: la richiesta è di potenziare e ampliare gli alloggi pubblici già esistenti, non di regalare vantaggi edilizi ai privati.

Trasporti: un aumento del 33% definito "un insulto"

Se trovare casa è difficile, muoversi è un lusso. Durante la protesta è stato evidenziato il rincaro dei biglietti del pullman, che hanno registrato un aumento netto del 33%. Una batosta che l'assemblea definisce "un insulto". Gli studenti si ritrovano schiavi dei pullman, costretti a pagare doppi biglietti in assenza di una reale convenzione tariffaria tra l'UniCal e il Consorzio Autolinee.

Il racconto del degrado e la precarietà

Il cuore dell'iniziativa ha toccato le reali condizioni di vita quotidiana all'interno degli alloggi universitari. Nel corso del dibattito è emerso il calvario vissuto in una struttura in cui sei persone si sono ritrovate a dividere due soli bagni, rimanendo per ben due mesi invernali senza caldaia. Tra tubature esplose all'ottavo anno del complesso residenziale e segnalazioni ignorate per quattro mesi, la fuga verso il mercato privatizzato è rimasta per molti l'unica via di salvezza. Anche nelle storiche Maisonette la situazione è apparsa insostenibile: dai rubinetti esce regolarmente "acqua gialla", l'intonaco cade e i termosifoni restano accesi a pieno regime con le finestre spalancate per non soffocare. Eppure, nel degrado generale, c'è chi ha commentato con amarezza come, con questi chiari di luna, ci si senta persino quasi privilegiati. A tutto questo si aggiunge il rincaro folle delle stanze sul mercato di Quattromiglia, passate da una media storica di 160 euro a picchi insostenibili di 300 o 400 euro al mese.

Sicurezza e isolamento periferico

I racconti emersi hanno sollevato anche la delicata questione della sicurezza legata al genere. Con i prezzi del campus e del centro ormai inaccessibili, le studentesse sono spesso costrette a spostarsi in zone isolate come Arcavacata, affrontando la paura di vivere in quartieri lontani solo perché sono gli unici economicamente sostenibili. Chi si sposta fuori Rende si scontra con l'inefficienza di mezzi pubblici costosi e a orari ridotti, tanto da spingere molti a chiedersi se, qualora l'ateneo funzioni, tutto il contorno si muova per cacciarli via e se convenga davvero rimanere.

L'assemblea si è chiusa con una presa di coscienza immediata: contro la speculazione, gli studenti si organizzeranno in un gruppo di segnalazione permanente contro i soprusi dei proprietari. La conclusione dell'Aula Studio Liberata è un manifesto: "A voi la speculazione, a noi la rovina. Ma la collettività è la nostra risposta: lottiamo noi".